Hellas Verona, le dichiarazioni in conferenza stampa del direttore sportivo Sean Sogliano
"Sono abituato a metterci la faccia e continuo a farlo, ma non perché sono un eroe: fa parte del mio lavoro analizzare quello che sta succedendo. È un momento molto difficile dal punto di vista calcistico: la classifica è negativa, drammatica, impossibile; lascio a voi stabilire la definizione più appropriata. Da questo punto di vista, sono molto dispiaciuto, arrabbiato e deluso. Sono pienamente consapevole che svolgere questo lavoro implica anche accettare le critiche. Conosco bene il mondo del calcio, dove si vince in tanti e si perde in pochi, poiché esercito il ruolo di direttore sportivo da ventidue anni, non è quindi un incarico che ho intrapreso da poco. Conosco ciò che accade, ma sono anche in grado di riconoscere altri aspetti e altre realtà. Innanzitutto, desidero chiarire che qui non vi è alcuna mancanza di rispetto verso nessuno. Leggo dichiarazioni assurde e vergognose nei confronti di persone che per molti anni hanno lottato per i colori gialloblù, cercando sempre di ottenere il massimo e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Affermare che tutti mancano di rispetto rappresenta, in realtà, una mancanza di rispetto nei confronti dei dipendenti del Verona e di tutte le persone che lavorano per la società, impegnandosi al massimo. Per quanto riguarda la mia posizione, avendo il ruolo più attaccabile, ed è giusto che sia così, ci tengo a sottolineare che sono legato al Verona da sette anni: questo è il mio settimo campionato. I dirigenti che stimo maggiormente e che hanno contribuito in maniera significativa al Club sono Emiliano Mascetti, che ha operato per nove anni, e Rino Foschi, che vi ha lavorato per sette anni. Successivamente sono passati numerosi dirigenti che hanno svolto il proprio lavoro e molti, appena ne hanno avuto l’opportunità, hanno scelto contesti più tranquilli. Io non ho agito in questo modo: negli ultimi tre anni in cui avrei potuto farlo, non l’ho fatto, proprio per il legame che ho con il Verona. Detto questo, accetto tutte le critiche, ma non posso accettare nessuna mancanza di rispetto. Proseguirò nel mio lavoro, rimanendo chiaro e trasparente nelle analisi, evitando confusione. In sei anni abbiamo raggiunto l’obiettivo massimo prefissato dalla società, sei anni su sette. Abbiamo vinto il campionato di Serie B, ottenuto cinque salvezze consecutive con quattro allenatori diversi e stabilito il record ancora presente di punti in Serie A. Quest’anno non sta andando come previsto: si tratta di un anno complesso, forse impossibile, per raggiungere la salvezza; vedremo come evolverà. Quanto realizzato da me, insieme alle persone che lavorano con me, è stato compiuto a testa alta. Ogni anno, non per scelta ma per necessità, abbiamo reso la società capace, con la proprietà precedente e con quella attuale, di iscriversi al campionato, di adempiere a tutti gli obblighi finanziari e di generare plusvalenze che hanno mantenuto la stabilità della società. Probabilmente ciò è stato possibile proprio grazie al mio legame con il Club, e anche perché non ho privilegiato interessi personali. Avrei forse voluto far giocare una squadra con qualche giocatore più forte, ma in questa realtà non è una questione di forza individuale: il problema è l’inserimento dei giocatori nella squadra. Abbiamo scelto, innanzitutto, di mantenere una società solida, e così ho fatto. Questo significa, lo ribadisco, che accetto le critiche senza problemi. Se desideriamo dimenticare quanto è stato fatto e parlare di altri temi, altri giocatori, e trascurare coloro che sono passati brevemente, scovati e venduti, possiamo farlo. Tuttavia, non posso accettare la mancanza di rispetto. Leggere o ascoltare certe dichiarazioni non lo ritengo corretto: lo considero molto sleale".
Lei aveva promesso di lottare fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno. Perché quest’anno non sta avvenendo?“Io non penso che non stiamo lottando. Penso che la squadra abbia dimostrato dei limiti, questo sì. Una stagione così, negli ultimi anni, non c’è mai stata. Parliamo di dati oggettivi, la squadra sta lottando con dieci giocatori non disponibili. Una rosa senza dieci giocatori cambia completamente valore. Fino alle prime partite, tutti – compreso l’ex allenatore – diceva che non aveva mai allenato una squadra così forte. Questo significa che, singolarmente, i giocatori sono quasi tutti all’altezza. Il problema è che quando nascono stagioni di questo tipo, succedono tante cose insieme. Abbiamo avuto infortuni importanti: Suslov e Serdar al crociato, Gagliardini alle costole, Akpa Akpro al perone, Belghali alla caviglia. Tutte le squadre hanno infortuni, ma quando ne hai cinque, sei o sette di lunga durata il livello cambia. Nelle prime dieci partite non abbiamo raccolto quanto meritavano le prestazioni, e la squadra ha perso fiducia. Alcuni giocatori non hanno reso come dovevano, alcuni caratteri non sono stati quelli che pensavo. Negli anni passati, anche dopo sconfitte pesanti, la squadra reagiva. È successo anche quest’anno: penso alla partita di Parma, dove abbiamo lottato in dieci contro undici per 90 minuti e abbiamo perso al 93’. Non sono felice, sono arrabbiato e deluso. Ma bisogna mantenere lucidità nell’analisi”.
Tutti questi infortuni sono stati gestiti bene? Ci sono responsabilità dello staff medico? “Il nostro medico è una persona seria, è con noi da quattro anni. Negli anni scorsi non abbiamo avuto tutti questi infortuni. Quest’anno molti sono stati traumatici, non muscolari, e quindi difficili da prevenire. Alcuni sono stati curati bene, altri purtroppo hanno avuto ricadute. Il caso di Belghali è stato delicato: si è fatto male in Coppa d’Africa, è tornato infortunato e abbiamo cercato di recuperarlo, ma ha avuto una ricaduta. Bisogna ricordare che quando abbiamo preso Belghali non aveva mai giocato con la Nazionale algerina, quindi la sua convocazione non era nelle previsioni”.
La società ha un progetto? Oppure è costretta a vendere continuamente per restare in piedi? “Il Verona è da sette anni consecutivi in Serie A. Negli ultimi quattro anni abbiamo sempre detto chiaramente che il Club è obbligato a fare plusvalenze e vendere per mantenere la categoria. Non lo abbiamo mai nascosto. La presidenza Setti ha fatto un grande lavoro in questo senso. Nelle difficoltà economiche siamo riusciti a restare in Serie A. Sui giovani: abbiamo avuto l’intuizione di prestare Cisse in Serie B quando nessuno ne parlava, abbiamo ricevuto offerte importanti da due grandi Club, e il giocatore non vedeva l’ora di andare. In questi casi una società come il Verona non può dire no. Agbonifo gioca in Serie C, ed era in scadenza di contratto, quindi lo abbiamo ceduto. Abbiamo sempre lanciato giovani del Settore Giovanile, fatto esordire ragazzi e blindato un talento del 2010, Fortune Egharevba, con un contratto da professionista, nonostante l’interesse di importanti Club europei. Questo dimostra che un’attenzione al futuro c’è. Capisco le critiche, ma non accetto mancanze di rispetto. Si può criticare il lavoro, ma non mettere in discussione l’impegno. Io ho sempre dato il 100% per questo Club. Se non fosse così, non sarei qui. Non dimentichiamo quello che è stato fatto negli anni precedenti solo perché questa stagione è negativa. Se resterò il Direttore sportivo del Verona lo decideremo io e la società, non altri”.
Cosa ritiene di aver sbagliato in questa stagione? “Già alla terza partita, contro la Cremonese, dovevamo vincere 3-0 ed è finita 0-0. Ho avuto subito sensazioni negative: dopo tre stagioni in cui episodi e meriti andavano nella stessa direzione, quest’anno, nonostante l’ottimismo giustificato dalle prestazioni della squadra, gli episodi sono stati sempre contrari. A me, che faccio calcio da tanti anni, questo preoccupava. Abbiamo venduto Giovane, ma rifiutato offerte per altri quattro giocatori. Questo significa che singolarmente ci sono calciatori di valore, che vanno d’accordo e non hanno problemi tra di loro, ma l’inserimento nel calcio italiano per alcuni non è riuscito. Le prestazioni e il carattere sono stati troppo altalenanti. Forse abbiamo perso quella capacità di giocare partite “sporche” per fare punti, che in passato avevamo. Il mercato è sempre più difficile per una società come la nostra. Paradossalmente, a gennaio abbiamo preso Edmundsson, un giocatore sconosciuto ai più, che secondo me si è inserito benissimo. Questo significa che dal punto di vista mentale era predisposto al tipo di situazione che stiamo vivendo. Altri giocatori, invece, non sono riusciti a fare lo stesso percorso. Lo stesso Bowie, che magari non sta ancora segnando, per atteggiamento e spirito di lotta è completamente dentro questa squadra. Col senno di poi, probabilmente alcuni profili non erano adatti a una lotta salvezza, al di là delle qualità tecniche”.
Presidio le ha messo a disposizione un budget importante nell’ultima sessione di mercato. Forse è stato investito male? “A gennaio abbiamo preso Edmundsson e Bowie, due giocatori da Verona. L’attaccante è un classe 2002 e ha margini di crescita, mentre il difensore è un giocatore utile e sta dimostrando di avere l’atteggiamento e la mentalità giusta. Quest’estate è stato fatto un mercato diverso, sono arrivati giocatori in prestito e altri profili – penso a Belghali, Giovane o a Bella-Kotchap, e quest'ultimo lo abbiamo voluto riscattare sfruttando una condizione economica favorevole – che sono giocatori che hanno appeal e mercato. Detto ciò, non credo che il problema sia questo. La difficoltà è stata mettere insieme tanti giocatori nuovi in poco tempo, come successo anche in passato, ma quest’anno non siamo riusciti, attraverso episodi e punti, a migliorare la situazione e indirizzare il campionato in modo diverso. Questo è ciò che è successo. L’analisi di una stagione, in questo momento, può portare a tante interpretazioni. Sappiamo benissimo che, se avessimo vinto due partite, oggi avremmo avuto sei punti in più e staremmo parlando di un’altra classifica. Poi magari non ce l’avremmo fatta comunque, oppure sì, come accaduto negli altri anni. È giusto analizzare gli errori ma, senza essere fatalisti, bisogna anche avere l’onestà di dire che in alcune partite che avremmo meritato di vincere, non siamo riusciti a ottenere i tre punti. È una nostra responsabilità, però quegli episodi hanno cambiato le dinamiche della stagione”.
C’è confronto quotidiano con la nuova proprietà? “Sì. Mi confrontavo quotidianamente con Setti e mi confronto oggi con Zanzi e Presidio. Il mio modo di lavorare non è cambiato. È una proprietà nuova, al primo anno in Italia. Non è semplice entrare in questo contesto, lo hanno vissuto tutti i gruppi stranieri. Non vedo persone che non vogliono dare un futuro al Verona, con la loro mentalità e con le loro possibilità. Sicuramente quello che vedo e che mi dicono, è che vogliono un futuro per il Verona”.
In questa stagione c’è stato anche l’esonero di Zanetti. Come è nata questa decisione e la scelta di Sammarco? Cosa significa 'ad interim'? Avevate contattato altri allenatori? “Fa parte del mio modo di lavorare cercare di risolvere i problemi insieme all’allenatore. A Verona ho sempre cercato continuità: sono stato due anni con Mandorlini senza cambiare, con Bocchetti e Zaffaroni senza cambiare, con Baroni senza cambiare, con Zanetti l’anno scorso senza cambiare, anche quando tutti chiedevano l’esonero. Quest’anno invece ho cambiato, con grande dispiacere, perché per me cambiare allenatore è una sconfitta. Abbiamo deciso di esonerare Paolo Zanetti perché l’ho visto stanco, scoraggiato. È sempre stato un professionista serio, un ragazzo che voleva dare il massimo e che rispetto molto, ma ho percepito una difficoltà emotiva dopo un anno e mezzo complicato. Non credo alle bacchette magiche. Abbiamo contattato un allenatore che ritenevamo adatto, ma non si è sentito di venire. L’idea di Sammarco nasce dal fatto che è un tecnico giovane che conosce bene l’ambiente, lavora da tre anni con la Primavera e sa quanto sia difficile questa impresa. La definizione di 'ad interim' è legata al momento: non volevamo caricarlo di responsabilità eccessive in una situazione già molto complicata. Sappiamo tutti come funziona: vinci una partita e hai trovato l’allenatore giusto, perdi e non sei adatto. La verità è che serve equilibrio e penso che allenare il Verona in questo momento sia difficile. Ora l’allenatore del Verona è Sammarco e lo stiamo sostenendo e aiutando, finché ci sarà lui sarà così”.
La proprietà ha dichiarato che, anche in caso di retrocessione, sarebbe pronta a puntare subito al ritorno in Serie A e in particolare di voler continuare a lungo con lei. Qual è la sua posizione sul suo futuro? “Quello che ho detto alla proprietà è che ci sono ancora dodici partite da giocare. Se ne mancassero tre o quattro sarebbe obbligatorio pensare già al futuro. In questo momento dobbiamo concentrarci sul presente. Negli ultimi quattro anni non abbiamo mai potuto programmare con largo anticipo, perché siamo sempre stati in lotta per la salvezza fino all’ultima giornata. Quest’anno non siamo in questa situazione, mancano ancora dodici partite. Oltre a pensare che può succedere di tutto, adesso bisogna salvare l’onore, entrare in campo per dare il massimo e giocarsi tutto. Io mi sono legato al Verona e sono rimasto qui proprio perché, anche se c’erano altre opportunità, non mi sono mai interessate. Poi, più avanti, parleremo del futuro con la proprietà”.
Ha inciso l’addio dello zoccolo duro? Col senno di poi sono stati sostituiti adeguatamente? “È un tema di cui abbiamo parlato molto e voglio fare chiarezza una volta per tutte. Quei giocatori hanno dato tanto al Club. Oggi trovare leader è difficilissimo, non solo per il Verona, probabilmente per noi di più perché siamo arrivati in un momento in cui il ciclo era alla fine. Negli ultimi anni c’è stato un leader, e non era italiano. Questo per farvi capire che io vorrei giocatori italiani, ma i leader non si decidono in base alla nazionalità. Duda era un leader vero, anche con i suoi difetti. Ha fatto una scelta personale e di vita. Abbiamo provato a trattenerlo, ma ha deciso diversamente. La vecchia guardia non c’è più, hanno dato tutto quello che avevano. Io ho avuto un bel rapporto con loro e li ho stimati, ma bisogna dire le cose come stanno. Dawidowicz voleva un contratto a cifre più alte. Abbiamo fatto un’offerta per farlo restare, ma cercava e voleva altro. Lazovic era in scadenza, gli abbiamo rinnovato un anno di contratto la scorsa stagione. Voleva ancora essere al centro del progetto dal punto di vista tecnico e di conseguenza, a 36 anni, ha fatto una scelta diversa insieme a noi. Gli abbiamo anche detto che, se la sua scelta è quella di vivere a Verona, può chiamarmi per capire quali prospettive avere per il dopo carriera da calciatore. Faraoni ha dato tanto, negli ultimi anni ha avuto dei problemi fisici e a dicembre è andato a giocare in un’altra categoria. Ha fatto questa scelta e se si è sentito di andare lì ha fatto bene”.
Con la nuova proprietà è cambiato qualcosa rispetto alla gestione precedente? Tu rimani un punto fermo del Verona, pronto a ricostruire dalla Serie B? “Sotto certi punti di vista non è cambiato tanto. Qualcuno può vederla in negativo o in positivo, ma quello che ho notato è che da parte della precedente gestione e di questa nuova, la volontà e la priorità sono quelle di avere situazioni economiche sotto controllo, di non fare il passo più lungo della gamba e di gestire sempre le dinamiche amministrative, che creano problemi a tante società. Qui c’è la voglia di far bene e di dare solidità al Club, tenendo presente che mantenere una società sana può permettere, speriamo quanto prima, e questa è la loro volontà, di poter investire anche su certi giocatori. Fino ad ora abbiamo fatto più cessioni che acquisti, o abbiamo preso giocatori sconosciuti. Voglio precisare: un conto è prendere e scoprire giocatori sconosciuti, cosa che probabilmente ci è riuscita, un altro conto è capire che per lottare per la salvezza e compiere queste imprese servono giocatori che non hanno già fatto tanto nella loro vita calcistica, ma che abbiano dentro qualcosa che permetta loro di fare una performance maggiore. Io lavoro tutto il giorno per il Verona, lo facevo tutti i giorni con Setti, lo faccio tutti i giorni con Presidio e con Zanzi. Ci sono momenti in cui devo fare delle scelte e momenti in cui le scelte vengono condivise. Per me, in questo momento, il futuro significa finire questo campionato e lottare in queste dodici partite. Nella mia vita professionale ho sempre dimostrato che non mi interessa la categoria, mi interessa legarmi a una società, costruire un rapporto vero. Qui l’ho fatto, l’ho dimostrato. Dal punto di vista del futuro, sicuramente con Presidio parleremo il prima possibile e poi prenderemo una decisione”. Fonte: hellasverona.it
Sogliano: “Cambiare allenatore è una sconfitta. Zanetti l’ho visto stanco. Finché ci sarà Sammarco, lo aiuteremo”
“Cercare di risolvere i problemi, insieme all’allenatore, è il mio modo di lavorare.
Quest’anno ho deciso di cambiare la guida tecnica con grande dispiacere. Per me è una sconfitta. Zanetti l’ho visto in un determinato momento un po’ scoraggiato, era stanco e per questo ho deciso di contattare un altro allenatore (D’Aversa, ndr) ma ha deciso di non venire a Verona ed oggi è sulla panchina del Torino.
Ho deciso quindi di promuovere Sammarco perché conosce questa realtà, sa benissimo che è un’impresa molto difficile e si sta rendendo conto che è più difficile di quello che si può pensare.
Allenare in questo momento é difficile, lo stiamo aiutando e finché ci sarà lui faremo così” ha dichiarato il ds scaligero.
Sogliano: “Obbligati a fare plusvalenze. La squadra ha mostrato dei limiti: abbiamo raccolto poco, poi tanti infortuni e perdita di fiducia”
“La squadra ha dimostrato dei limiti. Una stagione così negli ultimi anni non c’è mai stata. Stiamo giocando con dieci calciatori indisponibili. Singolarmente ritengo siano quasi tutti all’altezza, ma ci sono stai tanti infortuni, 4/5 dei quali lungodegenti.
Il Verona è da sette anni di fila in Serie A. Siamo obbligati a fare plusvalenze per mantenere questa società in Serie A. Setti resta un mio amico. Non sono un imperatore, ma tutti hanno elogiato quello che siamo riusciti a fare, mantenendo per tanti anni l’Hellas Verona in Serie A.
Non abbiamo raccolto all’inizio quanto meritavamo e poi abbiamo perso fiducia.
Ogni sei mesi devi inserire nuovi giocatori e di tempo però non ne abbiamo.
CAPITOLO INFORTUNI
Il nostro dottore è una persona seria, quest’anno è stata un’annata difficile da analizzare. Per il dottore è stato difficile gestire i tanti infortuni, come i vari traumi.
Belghali è quello che ha dato più problemi” ha dichiarato in conferenza stampa il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Sean Sogliano.
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Tattica e partita per i gialloblù di Juric
Nella vigilia del posticipo di domani sera, lunedì 2 novembre, al ‘Bentegodi’ contro il Benevento, match valido per la 6a giornata della Serie A TIM 2020/21, si è svolta - in mattinata - una seduta di allenamento con le seguenti attività: riscaldamento incentrato sulla rapidità, mini-partita a tema, lavoro tattico e partita a campo e minutaggio ridotti. Domani mattina è in programma un’altra seduta di allenamento. Fonte: hellasverona.it
Malesani: “Mi mancano il prato verde, il pallone e la tattica. Il campionato italiano non lo seguo interamente ma guardo le partite del Verona”
È davvero convinto che non possa più essere utile al mondo del calcio?
“Ormai è così. La decisione è maturata con razionalità nel corso di questi anni. Quando senti che ti allontanano un po’, è inutile insistere. A un certo punto mi hanno messo dalla parte degli allenatori che consideravano finiti e con il tempo l’ho accettato. Non c’è problema, mi esprimo in un altro mondo. Venivo dal mondo aziendale prima e oggi ci sono tornato. Quasi chiudendo un cerchio. A volte ho provato del dispiacere, ma non traumi. Quelli proprio no. Di una cosa sono rimasto male, invece…”.
Di cosa?
“Che l’esperienza in questo paese, e di conseguenza nel calcio, non venga premiata. Come detto, prima di fare l’allenatore venivo dal mondo aziendale. Per 17 anni ho lavorato per la Canon Italia. In Giappone, le persone con più esperienza le riprendevano in sede sfruttando la loro conoscenza. Non le buttavano via”.
Le manca tanto allenare?
“A questa domanda rispondo sempre la stessa cosa: uno che ha fatto per 26-27 anni il professionista, ad alti livelli, il calcio non può sparirgli dall’anima. In particolare, a uno come me, che ha vissuto questo sport sempre a duecento all’ora, 24 ore su 24. La cosa che più mi è mancata finora è il prato verde, il pallone, l’aspetto didattico, la tattica che si fa giornalmente con la squadra, il creare qualcosa. L’allenamento globale, quotidiano. Altre cose non mi mancano, francamente. Ma questa sì, mi mancherà sempre. E per sempre”.
E quanto pensa al calcio ogni giorno?
“Il giusto. La mattina mi vado a prendere il giornale quando faccio colazione. Leggo, mi tengo aggiornato, mi informo. Guardo soprattutto le partite che mi interessano”.
Tipo quali?
“Di Europa League e Champions League le seguo tutte. Il campionato italiano non lo seguo interamente. Guardo le gare del Verona. E anche di altre squadre”.
Con un occhio sempre attento alla tattica?
“In Serie A l’aspetto tattico è preponderante. Nel tanto vituperato campionato italiano è sempre difficile vincere una partita. Per chiunque. Perché il nostro è un calcio di precisione, maniacale. Anche io mi diverto a vedere una partita di Premier, ma quello che vedi in quei tornei lì – così come pure in Liga - non lo vedrai mai in Italia. All’estero si vedono match più aperti, movimenti di giocatori meno precisi. L’Atalanta è una squadra che gioca molto aperta, ad esempio, non bada molto alle coperture preventive quando attacca, ma deve essere sorretta da una grande condizione fisica per arrivare al risultato e alla prestazione. Gasperini è uno dei migliori allenatori in Italia. Lui si è espresso bene dove ha trovato giovani da lanciare. E la sua mano deve essere totale. Con i giocatori meno affermati è più facile lavorare, trasferire determinati concetti. Mentre con quelli più esperti e di fama forse è più complicato portarli dalla propria parte”.
Per un allenatore è più importante avere un’idea giusta o saper trasferire quella stessa idea ai giocatori?
“È importante l’idea, prima di tutto. E quella deve averla l’allenatore. Questa idea deve essere supportata dalla società e poi condivisa con i giocatori. E qui entra in ballo l’abilità di leadership”.
C’è un collega in Italia in cui rivede – almeno in parte – le sue idee?
“Io sono un po’ restio a fare paragoni. Ogni essere umano ha un modo di esprimere le proprie capacità, le proprie idee. L’emulazione è durissima, ed è anche un grave errore. Ci si può aspirare a questo o quello, ma in realtà ognuno ha il suo stile”.
Fonseca le piace?
“Mi piace, almeno per quello che vedo da fuori. Ma sui giudizi verso i tecnici non vado oltre perché li dovrei vedere lavorare nel quotidiano. Posso dire, però, che si vede una direzione nella sua squadra”.
Qualche giocatore del campionato italiano che l’ha colpita più di altri?
“Andando per ruoli tra i difensori dico Kumbulla, un centrale molto interessante cresciuto qui a Verona. Per quanto riguarda i centrocampisti, Barella ha qualcosa in più di altri. Tra attaccanti, mezze punte, mi piacciono tanto Papu Gomez e Lukaku. Ma loro sono meno giovani…” ha dichiarato ai canali ufficiali della Roma, l’ex allenatore dell’Hellas Verona, Alberto Malesani.
Verza: “Verona nel mio cuore. Juric sta facendo molto bene. Hellas, attenzione al Benevento”
“Ogni volta che vengo a Verona e ci sono spesso, mi vengono gli occhi lucidi. La città ok, ma la gente, i tifosi. Siete unici ci vengo spesso e mi sento le farfalle dentro lo stomaco.a 63 anni, pensate un po’ se non amo la vostra città. Mia moglie è di Vicenza ed è dove viviamo, ma lo sai lo sanno gli amici di qui. Al Milan ho fatto grandi annate ma è l’Hellas quello che mi porto dentro sempre. Maradona? Per la mia epoca lui è stato il più grande, ma prima c’erano stati Pelè o Di Stefano. Da solo comunque un calciatore non può vincere le partite. Anche Diego avuto bisogno della squadra per trionfare. C’era gente che correva per lui. Al Verona il più forte? Preben, l’avete fatto pure sindaco… Ma ero in tanti bravi. Tricella, De Agostini e il Dige. Oggi? Lazovic un po’ mi assomiglia. Lui cerca di puntare l’avversario. Una volta l’ala destra giocava così. L’epoca era diversa ma volete mettere il fascino del dribbling? Juric? Sta facendo molto bene, sa di calcio ed è stimato. Ha carattere e idee chiare. I risultati non vengono mai per caso. Attenzione al Benevento. Non sarà facile domani per i gialloblù. Sarà partita intensa ed apprezzabile. Mi auguro che vinca il Verona“ ha dichiarato a L’Arena, l’ex gialloblù Vinicio Verza.
Serie A, le partite in programma oggi, aspettando Hellas Verona-Benevento
Il sesto turno del massimo campionato italiano si è aperto con Crotone-Atalanta 1-2, Inter-Parma 2-2, Bologna-Cagliari 3-2. Oggi alle ore 12.30 Udinese-Milan; ore 15 Spezia-Juventus, Torino-Lazio; ore 18 Napoli-Sassuolo, Roma-Fiorentina; ore 20.45 Sampdoria-Genoa; lunedì ore 20.45 Hellas Verona-Benevento (diretta Sky Sport).
Serie A, la programmazione televisiva della 6ª giornata. Hellas Verona-Benevento in diretta su Sky Sport
Hellas Verona-Benevento sarà trasmessa in diretta su Sky Sport. Fischio d’inizio allo stadio Bentegodi alle ore 20.45. Forza gialloblù!
Allenamento questa mattina per i gialloblù
L’Hellas Verona di Juric proseguirà la preparazione, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, stamane in vista della sfida in programma domani sera allo stadio Bentegodi contro il Benevento.
Buon compleanno
Tanti auguri a... Vinicio Verza. L’ex centrocampista dell’Hellas Verona oggi compie 63 anni
Benevento, Inzaghi: “È sempre una grande emozione tornare al Bentegodi. Il Verona di oggi è un esempio. Mi aspetto punti”
“Il gruppo sta bene ed è voglioso di fare una grande partita. Dobbiamo dare continuità alla prestazione offerta contro il Napoli. Purtroppo c’è stato l’inconveniente della Coppa Italia, una prestazione che deve essere dimenticata. Lunedì c’è subito il Verona per riscattarsi”.
“Ho ancora un po’ di tempo per valutare Barba e Iago Falque che stanno decisamente meglio rispetto ai giorni scorsi. Valuterò se portarli in panchina o farli recuperare ancora per averli a disposizione contro lo Spezia. Viola? Dobbiamo andarci cauti: è stato fuori otto mesi. Per noi è un calciatore fondamentale, per questo l’ho inserito per 45 minuti in Coppa Italia. Lo vedremo in piena forma tra qualche settimana. Moncini, invece, è già pronto e arruolabile”.
“Sappiamo benissimo da dove veniamo e quali sono le nostre caratteristiche principali. Abbiamo sempre detto che il nostro scudetto è quello di mantenere la categoria. Possiamo solo migliorare. Abbiamo tanti calciatori giovani all’esordio che possono crescere ancora molto. Adesso ci sono due partite fattibili rispetto a quelle con Roma e Napoli. Il Verona è una grande squadra, ma penso che il Benevento si farà trovare pronto. Loro squadra fallosa? L’abito da battaglia lo dobbiamo sempre indossare anche noi. Abbiamo visto in Coppa Italia cosa succede quando molliamo qualcosa. L’agonismo non dovrà mai mancarci, così come il battagliare su ogni palla. Al Bentegodi bisognerà fare una grande partita”.
“Per me è sempre una grande emozione tornare al Bentegodi. Il soprannome "Superpippo" è nato proprio nella curva del Verona. All’epoca ero molto giovane, ricordo che tutto partì dal derby vinto con il Padova. La tifoseria era incredibile per tifo e passione, poi devo dire che mi ha sempre riservato un affetto particolare: per me è motivo di grande soddisfazione perché a quella città mi lega un ricordo bellissimo della mia carriera. Il Verona di oggi è da prendere da esempio. Colgo l’occasione nel fare i complimenti a Juric per quanto sta facendo. Hanno un gioco ben chiaro e propositivo. Per essere all’altezza del Verona dovremo fare una grande partita”.
“Da questo doppio confronto mi aspetto solo punti. Personalmente dei complimenti me ne faccio ben poco. Dobbiamo conquistare risultati positivi per la nostra classifica e voglio vedere una squadra che lotta”.
“Ho le idee chiare, anche se resta qualche dubbio. Gradualmente stiamo recuperando tutti i calciatori. Quando avrò tutta la rosa a disposizione ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, oltre a essere un fattore determinante nel corso delle partite”. Le dichiarazioni riportate da ottopagine.it dell’allenatore del Benevento, Filippo Inzaghi, all’antivigilia della sfida contro l’Hellas Verona.
Tattica per i gialloblù di Juric
È proseguita oggi, sabato 31 ottobre, la preparazione dei gialloblu al posticipo di lunedì sera al ‘Bentegodi’ contro il Benevento, match valido per la 6a giornata della Serie A TIM 2020-21.
Allo Sporting Center ‘Paradiso’ si è svolta, in tarda mattinata, una seduta di allenamento con le seguenti attività: riscaldamento, lavoro tattico di squadra e per reparti.
Domani, domenica 1 novembre, i gialloblu sosterranno una nuova seduta di allenamento al mattino, evidentemente a porte chiuse e nel rispetto di tutti i protocolli e le misure di sicurezza vigenti. Fonte: hellasverona.it
Gunter: “Finalmente guarito! Forza Verona”
Finalmente guarito! Ripartito con più energia di prima!! Forza Verona
Il commento su Instagram del difensore dell’Hellas Verona, Koray Gunter.