Hellas Verona, le dichiarazioni in conferenza stampa del direttore sportivo Sean Sogliano
"Sono abituato a metterci la faccia e continuo a farlo, ma non perché sono un eroe: fa parte del mio lavoro analizzare quello che sta succedendo. È un momento molto difficile dal punto di vista calcistico: la classifica è negativa, drammatica, impossibile; lascio a voi stabilire la definizione più appropriata. Da questo punto di vista, sono molto dispiaciuto, arrabbiato e deluso. Sono pienamente consapevole che svolgere questo lavoro implica anche accettare le critiche. Conosco bene il mondo del calcio, dove si vince in tanti e si perde in pochi, poiché esercito il ruolo di direttore sportivo da ventidue anni, non è quindi un incarico che ho intrapreso da poco. Conosco ciò che accade, ma sono anche in grado di riconoscere altri aspetti e altre realtà. Innanzitutto, desidero chiarire che qui non vi è alcuna mancanza di rispetto verso nessuno. Leggo dichiarazioni assurde e vergognose nei confronti di persone che per molti anni hanno lottato per i colori gialloblù, cercando sempre di ottenere il massimo e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Affermare che tutti mancano di rispetto rappresenta, in realtà, una mancanza di rispetto nei confronti dei dipendenti del Verona e di tutte le persone che lavorano per la società, impegnandosi al massimo. Per quanto riguarda la mia posizione, avendo il ruolo più attaccabile, ed è giusto che sia così, ci tengo a sottolineare che sono legato al Verona da sette anni: questo è il mio settimo campionato. I dirigenti che stimo maggiormente e che hanno contribuito in maniera significativa al Club sono Emiliano Mascetti, che ha operato per nove anni, e Rino Foschi, che vi ha lavorato per sette anni. Successivamente sono passati numerosi dirigenti che hanno svolto il proprio lavoro e molti, appena ne hanno avuto l’opportunità, hanno scelto contesti più tranquilli. Io non ho agito in questo modo: negli ultimi tre anni in cui avrei potuto farlo, non l’ho fatto, proprio per il legame che ho con il Verona. Detto questo, accetto tutte le critiche, ma non posso accettare nessuna mancanza di rispetto. Proseguirò nel mio lavoro, rimanendo chiaro e trasparente nelle analisi, evitando confusione. In sei anni abbiamo raggiunto l’obiettivo massimo prefissato dalla società, sei anni su sette. Abbiamo vinto il campionato di Serie B, ottenuto cinque salvezze consecutive con quattro allenatori diversi e stabilito il record ancora presente di punti in Serie A. Quest’anno non sta andando come previsto: si tratta di un anno complesso, forse impossibile, per raggiungere la salvezza; vedremo come evolverà. Quanto realizzato da me, insieme alle persone che lavorano con me, è stato compiuto a testa alta. Ogni anno, non per scelta ma per necessità, abbiamo reso la società capace, con la proprietà precedente e con quella attuale, di iscriversi al campionato, di adempiere a tutti gli obblighi finanziari e di generare plusvalenze che hanno mantenuto la stabilità della società. Probabilmente ciò è stato possibile proprio grazie al mio legame con il Club, e anche perché non ho privilegiato interessi personali. Avrei forse voluto far giocare una squadra con qualche giocatore più forte, ma in questa realtà non è una questione di forza individuale: il problema è l’inserimento dei giocatori nella squadra. Abbiamo scelto, innanzitutto, di mantenere una società solida, e così ho fatto. Questo significa, lo ribadisco, che accetto le critiche senza problemi. Se desideriamo dimenticare quanto è stato fatto e parlare di altri temi, altri giocatori, e trascurare coloro che sono passati brevemente, scovati e venduti, possiamo farlo. Tuttavia, non posso accettare la mancanza di rispetto. Leggere o ascoltare certe dichiarazioni non lo ritengo corretto: lo considero molto sleale".
Lei aveva promesso di lottare fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno. Perché quest’anno non sta avvenendo?“Io non penso che non stiamo lottando. Penso che la squadra abbia dimostrato dei limiti, questo sì. Una stagione così, negli ultimi anni, non c’è mai stata. Parliamo di dati oggettivi, la squadra sta lottando con dieci giocatori non disponibili. Una rosa senza dieci giocatori cambia completamente valore. Fino alle prime partite, tutti – compreso l’ex allenatore – diceva che non aveva mai allenato una squadra così forte. Questo significa che, singolarmente, i giocatori sono quasi tutti all’altezza. Il problema è che quando nascono stagioni di questo tipo, succedono tante cose insieme. Abbiamo avuto infortuni importanti: Suslov e Serdar al crociato, Gagliardini alle costole, Akpa Akpro al perone, Belghali alla caviglia. Tutte le squadre hanno infortuni, ma quando ne hai cinque, sei o sette di lunga durata il livello cambia. Nelle prime dieci partite non abbiamo raccolto quanto meritavano le prestazioni, e la squadra ha perso fiducia. Alcuni giocatori non hanno reso come dovevano, alcuni caratteri non sono stati quelli che pensavo. Negli anni passati, anche dopo sconfitte pesanti, la squadra reagiva. È successo anche quest’anno: penso alla partita di Parma, dove abbiamo lottato in dieci contro undici per 90 minuti e abbiamo perso al 93’. Non sono felice, sono arrabbiato e deluso. Ma bisogna mantenere lucidità nell’analisi”.
Tutti questi infortuni sono stati gestiti bene? Ci sono responsabilità dello staff medico? “Il nostro medico è una persona seria, è con noi da quattro anni. Negli anni scorsi non abbiamo avuto tutti questi infortuni. Quest’anno molti sono stati traumatici, non muscolari, e quindi difficili da prevenire. Alcuni sono stati curati bene, altri purtroppo hanno avuto ricadute. Il caso di Belghali è stato delicato: si è fatto male in Coppa d’Africa, è tornato infortunato e abbiamo cercato di recuperarlo, ma ha avuto una ricaduta. Bisogna ricordare che quando abbiamo preso Belghali non aveva mai giocato con la Nazionale algerina, quindi la sua convocazione non era nelle previsioni”.
La società ha un progetto? Oppure è costretta a vendere continuamente per restare in piedi? “Il Verona è da sette anni consecutivi in Serie A. Negli ultimi quattro anni abbiamo sempre detto chiaramente che il Club è obbligato a fare plusvalenze e vendere per mantenere la categoria. Non lo abbiamo mai nascosto. La presidenza Setti ha fatto un grande lavoro in questo senso. Nelle difficoltà economiche siamo riusciti a restare in Serie A. Sui giovani: abbiamo avuto l’intuizione di prestare Cisse in Serie B quando nessuno ne parlava, abbiamo ricevuto offerte importanti da due grandi Club, e il giocatore non vedeva l’ora di andare. In questi casi una società come il Verona non può dire no. Agbonifo gioca in Serie C, ed era in scadenza di contratto, quindi lo abbiamo ceduto. Abbiamo sempre lanciato giovani del Settore Giovanile, fatto esordire ragazzi e blindato un talento del 2010, Fortune Egharevba, con un contratto da professionista, nonostante l’interesse di importanti Club europei. Questo dimostra che un’attenzione al futuro c’è. Capisco le critiche, ma non accetto mancanze di rispetto. Si può criticare il lavoro, ma non mettere in discussione l’impegno. Io ho sempre dato il 100% per questo Club. Se non fosse così, non sarei qui. Non dimentichiamo quello che è stato fatto negli anni precedenti solo perché questa stagione è negativa. Se resterò il Direttore sportivo del Verona lo decideremo io e la società, non altri”.
Cosa ritiene di aver sbagliato in questa stagione? “Già alla terza partita, contro la Cremonese, dovevamo vincere 3-0 ed è finita 0-0. Ho avuto subito sensazioni negative: dopo tre stagioni in cui episodi e meriti andavano nella stessa direzione, quest’anno, nonostante l’ottimismo giustificato dalle prestazioni della squadra, gli episodi sono stati sempre contrari. A me, che faccio calcio da tanti anni, questo preoccupava. Abbiamo venduto Giovane, ma rifiutato offerte per altri quattro giocatori. Questo significa che singolarmente ci sono calciatori di valore, che vanno d’accordo e non hanno problemi tra di loro, ma l’inserimento nel calcio italiano per alcuni non è riuscito. Le prestazioni e il carattere sono stati troppo altalenanti. Forse abbiamo perso quella capacità di giocare partite “sporche” per fare punti, che in passato avevamo. Il mercato è sempre più difficile per una società come la nostra. Paradossalmente, a gennaio abbiamo preso Edmundsson, un giocatore sconosciuto ai più, che secondo me si è inserito benissimo. Questo significa che dal punto di vista mentale era predisposto al tipo di situazione che stiamo vivendo. Altri giocatori, invece, non sono riusciti a fare lo stesso percorso. Lo stesso Bowie, che magari non sta ancora segnando, per atteggiamento e spirito di lotta è completamente dentro questa squadra. Col senno di poi, probabilmente alcuni profili non erano adatti a una lotta salvezza, al di là delle qualità tecniche”.
Presidio le ha messo a disposizione un budget importante nell’ultima sessione di mercato. Forse è stato investito male? “A gennaio abbiamo preso Edmundsson e Bowie, due giocatori da Verona. L’attaccante è un classe 2002 e ha margini di crescita, mentre il difensore è un giocatore utile e sta dimostrando di avere l’atteggiamento e la mentalità giusta. Quest’estate è stato fatto un mercato diverso, sono arrivati giocatori in prestito e altri profili – penso a Belghali, Giovane o a Bella-Kotchap, e quest'ultimo lo abbiamo voluto riscattare sfruttando una condizione economica favorevole – che sono giocatori che hanno appeal e mercato. Detto ciò, non credo che il problema sia questo. La difficoltà è stata mettere insieme tanti giocatori nuovi in poco tempo, come successo anche in passato, ma quest’anno non siamo riusciti, attraverso episodi e punti, a migliorare la situazione e indirizzare il campionato in modo diverso. Questo è ciò che è successo. L’analisi di una stagione, in questo momento, può portare a tante interpretazioni. Sappiamo benissimo che, se avessimo vinto due partite, oggi avremmo avuto sei punti in più e staremmo parlando di un’altra classifica. Poi magari non ce l’avremmo fatta comunque, oppure sì, come accaduto negli altri anni. È giusto analizzare gli errori ma, senza essere fatalisti, bisogna anche avere l’onestà di dire che in alcune partite che avremmo meritato di vincere, non siamo riusciti a ottenere i tre punti. È una nostra responsabilità, però quegli episodi hanno cambiato le dinamiche della stagione”.
C’è confronto quotidiano con la nuova proprietà? “Sì. Mi confrontavo quotidianamente con Setti e mi confronto oggi con Zanzi e Presidio. Il mio modo di lavorare non è cambiato. È una proprietà nuova, al primo anno in Italia. Non è semplice entrare in questo contesto, lo hanno vissuto tutti i gruppi stranieri. Non vedo persone che non vogliono dare un futuro al Verona, con la loro mentalità e con le loro possibilità. Sicuramente quello che vedo e che mi dicono, è che vogliono un futuro per il Verona”.
In questa stagione c’è stato anche l’esonero di Zanetti. Come è nata questa decisione e la scelta di Sammarco? Cosa significa 'ad interim'? Avevate contattato altri allenatori? “Fa parte del mio modo di lavorare cercare di risolvere i problemi insieme all’allenatore. A Verona ho sempre cercato continuità: sono stato due anni con Mandorlini senza cambiare, con Bocchetti e Zaffaroni senza cambiare, con Baroni senza cambiare, con Zanetti l’anno scorso senza cambiare, anche quando tutti chiedevano l’esonero. Quest’anno invece ho cambiato, con grande dispiacere, perché per me cambiare allenatore è una sconfitta. Abbiamo deciso di esonerare Paolo Zanetti perché l’ho visto stanco, scoraggiato. È sempre stato un professionista serio, un ragazzo che voleva dare il massimo e che rispetto molto, ma ho percepito una difficoltà emotiva dopo un anno e mezzo complicato. Non credo alle bacchette magiche. Abbiamo contattato un allenatore che ritenevamo adatto, ma non si è sentito di venire. L’idea di Sammarco nasce dal fatto che è un tecnico giovane che conosce bene l’ambiente, lavora da tre anni con la Primavera e sa quanto sia difficile questa impresa. La definizione di 'ad interim' è legata al momento: non volevamo caricarlo di responsabilità eccessive in una situazione già molto complicata. Sappiamo tutti come funziona: vinci una partita e hai trovato l’allenatore giusto, perdi e non sei adatto. La verità è che serve equilibrio e penso che allenare il Verona in questo momento sia difficile. Ora l’allenatore del Verona è Sammarco e lo stiamo sostenendo e aiutando, finché ci sarà lui sarà così”.
La proprietà ha dichiarato che, anche in caso di retrocessione, sarebbe pronta a puntare subito al ritorno in Serie A e in particolare di voler continuare a lungo con lei. Qual è la sua posizione sul suo futuro? “Quello che ho detto alla proprietà è che ci sono ancora dodici partite da giocare. Se ne mancassero tre o quattro sarebbe obbligatorio pensare già al futuro. In questo momento dobbiamo concentrarci sul presente. Negli ultimi quattro anni non abbiamo mai potuto programmare con largo anticipo, perché siamo sempre stati in lotta per la salvezza fino all’ultima giornata. Quest’anno non siamo in questa situazione, mancano ancora dodici partite. Oltre a pensare che può succedere di tutto, adesso bisogna salvare l’onore, entrare in campo per dare il massimo e giocarsi tutto. Io mi sono legato al Verona e sono rimasto qui proprio perché, anche se c’erano altre opportunità, non mi sono mai interessate. Poi, più avanti, parleremo del futuro con la proprietà”.
Ha inciso l’addio dello zoccolo duro? Col senno di poi sono stati sostituiti adeguatamente? “È un tema di cui abbiamo parlato molto e voglio fare chiarezza una volta per tutte. Quei giocatori hanno dato tanto al Club. Oggi trovare leader è difficilissimo, non solo per il Verona, probabilmente per noi di più perché siamo arrivati in un momento in cui il ciclo era alla fine. Negli ultimi anni c’è stato un leader, e non era italiano. Questo per farvi capire che io vorrei giocatori italiani, ma i leader non si decidono in base alla nazionalità. Duda era un leader vero, anche con i suoi difetti. Ha fatto una scelta personale e di vita. Abbiamo provato a trattenerlo, ma ha deciso diversamente. La vecchia guardia non c’è più, hanno dato tutto quello che avevano. Io ho avuto un bel rapporto con loro e li ho stimati, ma bisogna dire le cose come stanno. Dawidowicz voleva un contratto a cifre più alte. Abbiamo fatto un’offerta per farlo restare, ma cercava e voleva altro. Lazovic era in scadenza, gli abbiamo rinnovato un anno di contratto la scorsa stagione. Voleva ancora essere al centro del progetto dal punto di vista tecnico e di conseguenza, a 36 anni, ha fatto una scelta diversa insieme a noi. Gli abbiamo anche detto che, se la sua scelta è quella di vivere a Verona, può chiamarmi per capire quali prospettive avere per il dopo carriera da calciatore. Faraoni ha dato tanto, negli ultimi anni ha avuto dei problemi fisici e a dicembre è andato a giocare in un’altra categoria. Ha fatto questa scelta e se si è sentito di andare lì ha fatto bene”.
Con la nuova proprietà è cambiato qualcosa rispetto alla gestione precedente? Tu rimani un punto fermo del Verona, pronto a ricostruire dalla Serie B? “Sotto certi punti di vista non è cambiato tanto. Qualcuno può vederla in negativo o in positivo, ma quello che ho notato è che da parte della precedente gestione e di questa nuova, la volontà e la priorità sono quelle di avere situazioni economiche sotto controllo, di non fare il passo più lungo della gamba e di gestire sempre le dinamiche amministrative, che creano problemi a tante società. Qui c’è la voglia di far bene e di dare solidità al Club, tenendo presente che mantenere una società sana può permettere, speriamo quanto prima, e questa è la loro volontà, di poter investire anche su certi giocatori. Fino ad ora abbiamo fatto più cessioni che acquisti, o abbiamo preso giocatori sconosciuti. Voglio precisare: un conto è prendere e scoprire giocatori sconosciuti, cosa che probabilmente ci è riuscita, un altro conto è capire che per lottare per la salvezza e compiere queste imprese servono giocatori che non hanno già fatto tanto nella loro vita calcistica, ma che abbiano dentro qualcosa che permetta loro di fare una performance maggiore. Io lavoro tutto il giorno per il Verona, lo facevo tutti i giorni con Setti, lo faccio tutti i giorni con Presidio e con Zanzi. Ci sono momenti in cui devo fare delle scelte e momenti in cui le scelte vengono condivise. Per me, in questo momento, il futuro significa finire questo campionato e lottare in queste dodici partite. Nella mia vita professionale ho sempre dimostrato che non mi interessa la categoria, mi interessa legarmi a una società, costruire un rapporto vero. Qui l’ho fatto, l’ho dimostrato. Dal punto di vista del futuro, sicuramente con Presidio parleremo il prima possibile e poi prenderemo una decisione”. Fonte: hellasverona.it
Sogliano: “Cambiare allenatore è una sconfitta. Zanetti l’ho visto stanco. Finché ci sarà Sammarco, lo aiuteremo”
“Cercare di risolvere i problemi, insieme all’allenatore, è il mio modo di lavorare.
Quest’anno ho deciso di cambiare la guida tecnica con grande dispiacere. Per me è una sconfitta. Zanetti l’ho visto in un determinato momento un po’ scoraggiato, era stanco e per questo ho deciso di contattare un altro allenatore (D’Aversa, ndr) ma ha deciso di non venire a Verona ed oggi è sulla panchina del Torino.
Ho deciso quindi di promuovere Sammarco perché conosce questa realtà, sa benissimo che è un’impresa molto difficile e si sta rendendo conto che è più difficile di quello che si può pensare.
Allenare in questo momento é difficile, lo stiamo aiutando e finché ci sarà lui faremo così” ha dichiarato il ds scaligero.
Sogliano: “Obbligati a fare plusvalenze. La squadra ha mostrato dei limiti: abbiamo raccolto poco, poi tanti infortuni e perdita di fiducia”
“La squadra ha dimostrato dei limiti. Una stagione così negli ultimi anni non c’è mai stata. Stiamo giocando con dieci calciatori indisponibili. Singolarmente ritengo siano quasi tutti all’altezza, ma ci sono stai tanti infortuni, 4/5 dei quali lungodegenti.
Il Verona è da sette anni di fila in Serie A. Siamo obbligati a fare plusvalenze per mantenere questa società in Serie A. Setti resta un mio amico. Non sono un imperatore, ma tutti hanno elogiato quello che siamo riusciti a fare, mantenendo per tanti anni l’Hellas Verona in Serie A.
Non abbiamo raccolto all’inizio quanto meritavamo e poi abbiamo perso fiducia.
Ogni sei mesi devi inserire nuovi giocatori e di tempo però non ne abbiamo.
CAPITOLO INFORTUNI
Il nostro dottore è una persona seria, quest’anno è stata un’annata difficile da analizzare. Per il dottore è stato difficile gestire i tanti infortuni, come i vari traumi.
Belghali è quello che ha dato più problemi” ha dichiarato in conferenza stampa il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Sean Sogliano.
Tutte le news
Serbia, convocato il gialloblù Lazovic
Il Ct della Serbia Tumbakovic, ha convocato l’esterno dell’Hellas Verona, Darko Lazovic, per le sfide contro Scozia (qualificazioni agli Europei, 12 novembre), Ungheria (Nations League, 15 novembre) e Russia (Nations League, 18 novembre).
Serie A, i risultati della 6ª giornata aspettando Hellas Verona-Benevento
Crotone-Atalanta 1-2, Inter-Parma 2-2, Bologna-Cagliari 3-2, Udinese-Milan 1-2, Spezia-Juventus 1-4, Torino-Lazio 3-4, Napoli-Sassuolo 0-2, Roma-Fiorentina 2-0, Sampdoria-Genoa 1-1. Questa sera ore 20.45, Hellas Verona-Benevento (diretta Sky Sport).
Una storia di mani: Serie A in campo per la campagna di raccolta fondi della Lega del Filo d’Oro
La 6a giornata della Serie A TIM sarà dedicata all’iniziativa “Una storia di mani” nell’ambito della campagna di raccolta fondi della Lega del Filo d’Oro. Basta un sms o una chiamata da rete fissa al 45514 fino al 31 dicembre per sostenere la Lega del Filo d’Oro, che da oltre 55 anni si prende cura di bambini e adulti sordociechi e pluriminorati psicosensoriali, e contribuire a ultimare il nuovo Centro Nazionale di Osimo. In particolare, la raccolta fondi servirà alla costruzione dell’edificio per la fisioterapia e l’idroterapia, con palestre e piscine, fondamentali per l’opera di assistenza della Lega del Filo d’Oro. Per questo le squadre della Serie A scendono in campo a sostegno dell'iniziativa "Una storia di mani" invitando tutti i tifosi a sostenere la Lega del Filo d’Oro con una semplice donazione attraverso un SMS al 45514. Straordinari protagonisti della campagna di comunicazione sono i 2 portieri della Nazionale: Gigio Donnarumma e Salvatore Sirigu, con Samir Handanovic e Daniele Padelli, Pepe Reina e l’ex Stefano Sorrentino. Insieme a loro, a sostenere l’iniziativa anche i due maestri di cucina Filippo La Mantia ed Ernst Knam e tre direttori d’orchestra noti al grande pubblico: Leonardo De Amicis, Pinuccio Pirazzoli e Peppe Vessicchio, che si affiancano ai testimonial storici della Lega del Filo d’Oro Renzo Arbore e Neri Marcorè.
Le mani di tutti gli ambassador, insieme a quelle degli educatori del Filo d’Oro e a quelle dei bambini sordociechi, sono le protagoniste di alcuni bellissimi spot che vedremo in questi giorni sulle reti nazionali, dal titolo “Una storia di mani”. È proprio con le mani che gli operatori della Lega del Filo d’Oro riescono a trasmettere ai piccoli ospiti le informazioni necessarie per comunicare ed è attraverso le mani che questi bambini riescono a trasmettere le loro emozioni e ad entrare in contatto con il mondo che li circonda e con l’amore dei loro genitori.
Come donare
Fino al 31 dicembre dona 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali; 5 o 10 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali, 5 euro per ciascuna chiamata fatta sempre al 45514 da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile.
Lega del Filo d’Oro dal 1964, opera per l’assistenza, la riabilitazione, l’educazione e il reinserimento nella famiglia e nella società, delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. È presente in 10 regioni con 5 Centri Residenziali, a Osimo (AN), Lesmo (MB), Modena, Molfetta (BA), Termini Imerese (PA) e 5 Sedi Territoriali a Novara, Padova, Pisa Roma e Napoli e offre servizi a più di 900 famiglie ogni anno. Fonte: hellasverona.it
Rifinitura per i gialloblù
Ultimo allenamento stamane per l’Hellas Verona di Juric, in vista della sfida in programma alle ore 20.45 allo stadio Bentegodi contro il Benevento.
Un aiuto concreto per gli amici dell’Olympic Basket Verona
Cari amici del Hellas Live, è il momento di dimostrare il nostro supporto agli amici dell’Olympic Basket Verona, unica squadra di basket in carrozzina di Verona nelle cui fila militano tanti nostri tifosi fedelissimi.
Ci chiedono un aiuto per provare a vincere un importante contest rivolto ad associazioni di sport per disabili, che vincendo, gli permetterebbe di vincere un premio in denaro per sostenere le loro attività di divulgazione e comprare materiale per i nuovi atleti.
Per aiutarli, cliccate sul link che trovate nel primo commento e lasciate un bel "mi piace".
Purtroppo conteranno solo i like che arriveranno sulla foto al post originale, quindi occhio alla penna.
Aiutateci ad aiutare.
Forza Verona!
Per sempre voleremo in alto
Un pensiero ed una preghiera per tutti gli amici e tifosi gialloblù che seguono l’amato Hellas Verona da lassù!
Ciao Butei
Numeri e curiosità di Hellas Verona-Benevento
Ci sono solamente due precedenti tra Hellas Verona e Benevento, nella Serie A 2017/18, con una vittoria a testa: i veronesi vinsero per 1-0, mentre i campani per 3-0.
Dall’arrivo di mister Ivan Jurić, l'Hellas Verona ha vinto 3 delle 4 partite di Serie A contro squadre neopromosse.
L'Hellas Verona non incassa gol da 4 partite interne in campionato. Infatti, soltanto due volte nella loro storia i gialloblù hanno tenuto la porta inviolata in casa per più match di fila in Serie A: nel maggio 1989 e nel novembre 1971 per rispettivamente 6 e 5 partite.
La formazione di mister Ivan Jurić non si trovava in solitaria con la miglior difesa del campionato di Serie A dalla 10ª gara del 2019/20 (classifica basata sul numero di partite giocate): non era mai successo in precedenza nell’era dei tre punti a vittoria.
Dei 38 gol segnati in carriera in Serie A, Nikola Kalinic ne ha realizzati ben 8 contro squadre neopromosse, inclusa la sua ultima tripletta nella competizione, contro il Cagliari, nell’ottobre 2016.
Nonostante abbia all’attivo appena 293 minuti in questo campionato, Federico Dimarco è il difensore che ha mandato più volte (12) un compagno al tiro. Fonte: hellasverona.it
Juric: “Partita straimportante contro il Benevento. Pur tra mille difficoltà, vogliamo fare risultato”
”Abbiamo preparato al massimo la partita contro il Benevento, pur tra mille difficoltà. Una partita straimportante per noi. Vogliamo fare una bella partita e risultato. È ancora troppo presto per fare calcoli. Gunter? Ha fatto 18 giorni a casa, domani non ci sarà. Barak? La situazione è diversa, è al limite, però lo devo usare. Non lo posso far riposare, questo è sicuro. Veloso? Non ci sarà anche contro il Benevento, spero rientri dopo la sosta. Purtroppo si aggiunge anche Vieira che oggi si è fatto male, penso si sia stirato, mentre Colley ha preso una brutta botta all’anca contro il Venezia e non riesce ad allenarsi. Ilic? È un giovane che può crescere tanto, ha un potenziale enorme ed è un piacere allenarlo. Chi recupero in difesa? Lovato e Ceccherini ci saranno e giocheranno. Come mi spiego i continui infortuni? Quando uno si fa male, per me è come una coltellata. Prima del Covid-19 avevamo riscontrato pochissimi problemi. Li stiamo massacrando, questa è la verità perché noi giochiamo con intensità, andiamo forte, non ce ne frega un c...o e paghiamo questo. I carichi di lavoro li abbiamo diminuiti, non siamo scemi, ma stiamo pagando questa situazione e l’accettiamo. Per cultura del lavoro e conoscenze il mio staff è uno dei migliori in Italia. La volontà dei ragazzi è fantastica nonostante il momento di difficoltà, cercano sempre di fare anche di più di quello che gli chiedo. Tanti giocatori hanno metodi di lavoro diversi e noi siamo molto svantaggiati perché tanti sono nuovi e giovani. Il Benevento? L’anno scorso ha fatto un grande campionato, erano già in Serie A, si conoscono e lavorano bene. Ma se noi non diamo, come sempre, il 100% abbiamo poche possibilità contro la squadra di Inzaghi. Zaccagni? Mattia lo conosco bene, nell’anima, sa quello che voglio da lui. È partito piano ma è cresciuto di partita in partita. Basta vedere la sua gara a Torino contro la Juventus. Kalinic? È ancora lontano dalla sua forma migliore, ma se si mette a posto è un giocatore forte. Domenica scorsa ha fatto vedere qualcosa di interessante e spero arrivi al suo livello. Di Carmine? È recuperato e domani ci sarà. Favilli? Mi spiace davvero tanto per lui, spero possa tornare il prima possibile perché è un giocatore che ha grande qualità. Benassi? È molto lontano dal potersi allenare con la squadra. Ruegg e Faraoni? Ci vorranno settimane prima che possano tornare a disposizione“ ha dichiarato in conferenza stampa l’allenatore Ivan Juric alla vigilia di Hellas Verona-Benevento.
Juric: “Vieira si è fatto male, Colley non riesce ad allenarsi”
“Vieira oggi si è fatto male, Colley ha preso brutta botta e non riesce ad allenarsi” ha dichiarato Juric alla vigilia di Hellas a Verona-Benevento.
Hellas Verona-Benevento, i convocati di Inzaghi
Al termine dell'odierna seduta di rifinitura, il tecnico del Benevento Filippo Inzaghi ha diramato l’elenco dei 23 calciatori convocati per la gara di domani, alle ore 20.45 presso lo stadio "M. Bentegodi", contro il Verona. Eccoli, divisi per ruolo:
Portieri: Gori, Lucatelli, Manfredini, Montipò.
Difensori: Caldirola, Foulon, Glik, Letizia, Maggio, Tuia.
Centrocampisti: Dabo, Viola, Schiattarella, Tello, Hetemaj, Improta, R. Insigne, Ionita.
Attaccanti: Di Serio, Moncini, Sau, Lapadula, Caprari. Fonte: beneventocalcio.club