Serie BKT 2026/27, i numeri delle prime cinque giornate
Il campionato di Serie BKT si conferma uno dei tornei più imprevedibili ed equilibrati (dalla 6° alla 20° ci sono sei punti di differenza). In questo inizio di stagione c'è qualcosa in più. Le prime cinque giornate della 2026/2027 dicono che si segna di più, si tira di più e, soprattutto, si gioca di più. I dati delle prime 50 partite ufficiali parlano chiaro e testimoniano una crescita costante in quasi tutti i principali indicatori statistici, confermando i numeri già pubblicati dei primi tre turni di campionato.
Pioggia di gol
Il primo dato che balza all'occhio è quello relativo alle reti segnate. Nelle prime 5 giornate sono stati messi a segno ben 132 gol totali, stabilendo una media di 2,64 gol a partita. Si tratta del dato più alto delle ultime cinque stagioni, superando i 129 gol dello scorso anno (media 2,58) e staccando nettamente la stagione 2023/2024, quando le reti erano state "solo" 111 (media 2,22).
Si calcia a rete senza paura
Dietro a questa impennata di gol c'è una mentalità decisamente più offensiva da parte degli allenatori. Le squadre non si nascondono e cercano la via della rete con maggiore insistenza: i tiri totali sono schizzati a 1.383 (con una media di 27,66 conclusioni a partita). Nelle quattro stagioni precedenti la media dei tiri non aveva mai superato la soglia dei 26 per match, toccando il punto più basso nel 2022/2023 con 24,8 conclusioni a partita.
Più tempo effettivo, meno interruzioni
Un'ottima notizia per lo spettacolo arriva dal cronometro. Il tempo effettivo di gioco ha subìto una sterzata: nelle prime 5 giornate si è giocato in media per 57 minuti e 7 secondi a partita. È il dato più alto del quinquennio analizzato, con un incremento netto di quasi sette minuti rispetto alla scorsa stagione (ferma a 50 minuti e 49 secondi) e al torneo 2022/2023 (50 minuti e 10 secondi). Meno proteste, meno perdite di tempo e più calcio giocato.
Il Rinascimento del gol italiano
Il trend più interessante per il nostro movimento calcistico riguarda l'efficacia dei calciatori italiani. Ben 91 gol portano la firma di giocatori azzurri. Il dato è il più alto delle ultime stagioni, superando i 90 gol del 2024/2025 e staccando nettamente i 76 gol dello scorso campionato. A guidare questa speciale classifica c'è Francesco Ruocco a quota 4 gol, primo degli italiani per gol e secondo nella classifica generale dietro a Christian Shpendi, attualmente in testa al Pablito con sei reti. Alle loro spalle spingono forte bomber come Raffaele Russo, Andrea Silipo, Antonio Di Nardo e Federico Bonazzoli, tutti già a quota 3. Fonte: legab.it
Mulattieri: “Hellas Verona squadra importante, con una tifoseria magnifica. È bellissimo giocare al Bentegodi”
Samuele, partiamo da Verona. Cosa ti ha convinto ad accettare questa nuova sfida e a scegliere l’Hellas? "Ho scelto Verona perché è una squadra importante, con una tifoseria magnifica. Sono molto contento di aver fatto questa scelta perché sono arrivato e ho trovato un gruppo fantastico. Spero che ci toglieremo tante soddisfazioni insieme".
Sei arrivato in estate dopo un’esperienza in Spagna al Deportivo. Che cosa cercavi da questa nuova sfida e che cosa hai trovato qui a Verona? "Cercavo una squadra con la quale poter dimostrare le mie qualità e cercare di aiutarla a raggiungere un obiettivo importante. L’importante sarà il lavoro giornaliero, che ci aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi".
Hai già segnato tre gol con questa maglia, compreso quello decisivo a Cagliari che ha regalato al Verona il passaggio del turno in Coppa Italia e che ti è valso il premio di Man of the Match. Quanto ti hanno dato a livello di fiducia questi primi gol? "Fare gol è sempre importante, è sempre bello e ti dà molta fiducia. L’importante è non smettere e mantenere sempre alte le prestazioni. Conta la prestazione e che la squadra raggiunga l’obiettivo".
Che impressione ti ha fatto il primo impatto con il Bentegodi e con il pubblico gialloblù, soprattutto dopo aver vissuto un’emozione grande come la vittoria del derby? "Il Bentegodi è uno stadio incredibile e la tifoseria è veramente magnifica. È bellissimo giocarci, ed è stupenda l’emozione dopo aver vinto sia con l’Arezzo sia contro il Vicenza nel derby. Noi dobbiamo cercare di spingere sempre per dare ai tifosi quello che meritano".
Adesso riavvolgiamo un po’ il nastro e ripercorriamo insieme alcune tappe che ti hanno portato fin qui. Il tuo percorso parte dallo Spezia, vicino casa. Che ricordo hai di quel Samuele che iniziava a sognare di diventare calciatore? "Fino a 16-17 anni nella mia testa non lo vedevo come un lavoro, pensavo solo a divertirmi. Poi ho fatto bene un anno in Primavera, ho esordito in Prima squadra e da lì ho pensato che il calcio sarebbe potuto diventare più di una passione. Spezia è la città dove sono cresciuto, sono stati anni bellissimi in cui mi sono formato come uomo e come giocatore, quindi ho dei bellissimi ricordi".
Poi arriva l’Inter. Che cosa ha rappresentato per te, da ragazzo, entrare in un Settore Giovanile così importante e confrontarti con allenatori e giocatori di questo livello? "Ho fatto due anni in Primavera all’Inter, è stata anche lì un’esperienza molto bella. Ho avuto la possibilità di allenarmi qualche volta con la Prima squadra e di imparare da calciatori molto forti. Ero molto giovane, quindi è stata un’esperienza che ha contribuito a darmi tante cose che mi sono portato dietro".
A 19 anni hai scelto di andare in Olanda, al Volendam. Come ti ha cambiato quell’esperienza, come calciatore e come ragazzo? "È stato il primo anno da professionista che ho fatto nella mia carriera, dopo la Primavera. È stata una decisione importante: all’ultimo giorno di mercato ho deciso di andare lì. Mi aveva impressionato quando ho ricevuto il messaggio dal direttore e dal mister, Wim Jonk, con cui mi sono trovato molto bene. Lì ho imparato tante cose, come giocare da attaccante puro e parecchi movimenti. È una scelta che rifarei, è andata bene e sono contento di quell’esperienza".
Come dicevi, sei passato a giocare come attaccante puro, come prima punta. Come è nato questo cambio di ruolo? "La squadra giocava con il 4-3-3, quindi palla a terra e molto possesso. Il mister mi ha messo in quella posizione e da lì in poi ho iniziato a giocare sempre lì, anche negli anni in cui sono tornato in Italia".
Dopo l’esperienza in Olanda sei tornato in Italia e hai iniziato a confrontarti con il calcio professionistico, prima a Crotone, poi a Frosinone e Sassuolo, dove hai vissuto due vittorie del campionato di Serie B. Che cosa hai imparato nei due percorsi che ti hanno portato alla promozione in Serie A? "Ho iniziato a conoscere il campionato di Serie B, sia a Crotone sia a Frosinone. A Frosinone è stato un anno bellissimo, anche lì con compagni fantastici. Eravamo un grande gruppo e abbiamo raggiunto un grande risultato. Ho imparato parecchie cose".
Nella scorsa stagione hai giocato al Deportivo, ottenendo un’altra promozione, questa volta in Liga. Quali sono le differenze che ti hanno colpito di più vivendo quotidianamente il calcio spagnolo? "Il calcio spagnolo è diverso, ci sono alcune differenze anche rispetto alla Serie B italiana. Lì si gioca di più palla a terra, le squadre si chiudono meno e giocano di più con la palla. Penso che l’intensità sia leggermente più alta, ma comunque sono due campionati molto difficili e con grande intensità".
Sei sempre stato molto attento ai dettagli del tuo ruolo e hai raccontato anche di studiare i grandi attaccanti del calcio europeo. Come li studi e che benefici trai da questo lavoro? "Utilizzo parecchie piattaforme per vedere le mie azioni dopo la partita o anche quelle di altri giocatori. Mi piace vedere azioni nuove, anche di grandi attaccanti europei. Mi piace provare a vedere e tentare di replicare quello che fanno".
Per un attaccante quanto conta la memoria? Riesci a dimenticare velocemente un’occasione sbagliata oppure te la porti dietro? "Dipende. L’obiettivo è cercare di fare subito un reset di quello che succede. Se fai gol, devi resettare e provare a farne un altro. Se lo sbagli, devi resettare e cercare di fare il primo. È importante a livello mentale per un attaccante".
Il tuo gol più bello? "L’ultimo contro l’Arezzo, di testa, mi è piaciuto molto".
A Verona hai ritrovato Gabriele Zappa, tuo compagno ai tempi della Primavera dell'Inter. Quando vi siete rivisti, che effetto ti ha fatto ripensare a quegli anni e vedere il percorso che avete fatto entrambi? Cosa ci racconti del vostro rapporto? "Abbiamo fatto un anno insieme in Primavera, è stato un bel periodo. Mi sono trovato molto bene con lui, è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore. È stato bello rivederlo, non lo vedevo da tanto tempo e adesso speriamo di creare nuovi ricordi insieme".
A proposito dei compagni che hai ritrovato, invece, che cosa ci dici di Iannoni? "Lui è un po’ più recente, perché abbiamo giocato insieme a Sassuolo, quindi sono stato tanto tempo con lui. Anche con Edoardo mi trovo benissimo, è un grande calciatore. Ci sta dando una grande mano e penso che continuerà così. Sono contento che sia arrivato e di condividere con lui lo spogliatoio anche quest’anno".
Nel 2025 hai deciso insieme a tuo padre e a tuo fratello di rilevare l’Arcola Garibaldina, la squadra del tuo paese, che era stata presieduta da tuo nonno. Quanto significa per te essere riuscito a portare avanti una storia di famiglia e, allo stesso tempo, dare qualcosa alla comunità in cui sei nato? "È una bella cosa. È la squadra del mio paese, dove sono cresciuto, Arcola, era la squadra di mio nonno. È stato presidente parecchi anni fa e ci teneva molto, quindi io insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di portare avanti questa cosa. Abbiamo coinvolto parecchi ragazzi del paese. È una bella cosa, dai, ci divertiamo. Seguo anche le partite dell’Arcola: abbiamo vinto il campionato l’anno scorso, quindi siamo saliti in Prima Categoria. Adesso cerchiamo di vincere anche quest'anno. Mi chiamano patron, però non ho nessun ruolo specifico all’interno della società. Fanno tutto mio padre, mia madre e mio fratello, che gioca lì".
Nel calcio si parla tanto di talento, tecnica e fisico. Tu coltivi anche passioni come il pianoforte e ti abbiamo visto giocare a scacchi, attività che richiedono pazienza, concentrazione e disciplina. Come sono nate queste passioni e quanto pensi che ti abbiano aiutato a costruire il ragazzo e il calciatore che sei oggi? "Ho fatto altre cose oltre al calcio. Gioco un po’ a scacchi e suono il pianoforte. Sono cose che mi aiutano a stare tranquillo e a essere più calmo, a ragionare di più, perché sono uno molto istintivo. Però anche negli scacchi e nel pianoforte sono istintivo, che non va bene! Cerco anche tramite quello di essere un po’ più riflessivo nelle cose, di ragionare di più". Fonte: hellasverona.it
Amichevole Primavera, sabato Hellas Verona-Mantova
La squadra di Pavanel, domani alle ore 11 in via Sogare, sfiderà i virgiliani di Graziani, formazione che milita nel campionato Primavera 2.
Tutte le news
Hellas Verona, a Firenze con Belahyane, Duda e Serdar dal 1’?
Squadra che vince non si cambia, Serdar o Duda sulla trequarti o centrocampo a tre al Franchi? Spetterà a Zanetti decidere la soluzione migliore per la squadra gialloblù.
A Lecce, l’allenatore scaligero aveva schierato il rodato 4-2-3-1 avanzando Serdar alle spalle di Tengstedt, con Duda e Belahyane in mezzo al campo, un “esperimento” che non aveva però dato i frutti sperati.
Domenica pomeriggio, contro una delle squadre più in forma del campionato, Zanetti avrà nuovamente a disposizione dopo il turno di squalifica, oltre a Tchatchoua, anche il baby mediano (2004, ndr) marocchino. Se Duda pare sempre più indispensabile per gli equilibri della squadra, Serdar di partita in partita sta nuovamente trovando la condizione migliore dopo il lungo infortunio muscolare.
Una cosa pare sempre più certa: per l’Hellas Verona, Belahyane, Duda e Serdar sono tre giocatori di indiscusso valore.
Hellas Verona, quinta vittoria nelle ultime dieci partite giocate al Bentegodi
L’Hellas Verona ha vinto cinque delle ultime 10 gare casalinghe di Serie A Enilive (1N, 4P) tanti successi interni quanti quelli ottenuti nelle precedenti 19 nella competizione (6N, 8P). Fonte Lega Serie A
Serie A Enilive 2024/25, il programma completo della 12ª giornata
Il dodicesimo turno del massimo campionato italiano si apre alle ore 20:45 con Genoa-Como. Domani ore 20:45 Lecce-Empoli. Sabato ore 15 Venezia-Parma; ore 18 Cagliari-Milan; ore 20:45 Juventus-Torino. Domenica ore 12:30 Atalanta-Udinese; ore 15 Fiorentina-Hellas Verona, Roma-Bologna; ore 18 Monza-Lazio; ore 20:45 Inter-Napoli.
Hellas Verona, allenamento questa mattina
La squadra di Paolo Zanetti proseguirà la preparazione, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, in vista della sfida in programma domenica pomeriggio allo stadio Franchi di Firenze.
Buon compleanno
Tanti auguri a… Sergio Bernardo Almiron. L’ex centrocampista dell’Hellas Verona compie 44 anni. Festeggiano anche gli ex gialloblù Luca Lomi e Walter Bianchi.
Fieracavalli si tinge di gialloblù
Dal 7 al 10 novembre va in scena la 126a edizione di Fieracavalli, la manifestazione leader mondiale del panorama equestre. L'Hellas Verona anche quest'anno sarà presente con lo Store gialloblù.
Alla fiera sono attesi più di 140mila visitatori tra appassionati, operatori e atleti, che potranno avvicinarsi a oltre 2.200 cavalli di 60 razze scoprendo tutte le sfaccettature del mondo equestre grazie a 12 padiglioni e 6 aree esterne per più di 128mila metri quadrati espositivi, 35 associazioni allevatoriali, 700 aziende espositrici da 25 Paesi e oltre 200 eventi in programma, tra competizioni, spettacoli e convegni. Anche per la caratura internazionale di questo appuntamento, l'Hellas Verona ha deciso di tingere di gialloblù Fieracavalli partecipandovi con l'allestimento di uno Store che accoglierà tutti i visitatori e gli appassionati sportivi per tutta la durate dell'evento. Allo Store gialloblù di Fieracavalli troverai una vasta selezione di abbigliamento e gadget, dalle maglie gara ufficiali agli accessori come borracce, zaini, portachiavi e tanto altro. Non perdere l'occasione di portare a casa un pezzo unico dell'Hellas Verona! Ci troverete allo Stand 25 della Galleria 6/7 dalle ore 10.00 alle ore 19.00. Vi aspettiamo numerosi! Fonte: hellasverona.it
Primavera Hellas Verona, Szimionas: “Vogliamo assolutamente salvarci. Mi ispiro a Duda. Mutu per me e per il mio paese è un simbolo”
Sesto appuntamento con 'Visti da vicino' il format dell’Hellas Verona che ci accompagnerà per tutta la stagione 2024/25, in cui i protagonisti sono i giovani gialloblù della formazione Primavera allenata da mister Paolo Sammarco. Curiosità, aneddoti, vita personale e naturalmente tanto calcio sono i temi principali di queste interviste. Nell'episodio di questa settimana andremo a scoprire la vita, privata e sportiva, di uno dei centrocampisti della Primavera gialloblù: Luca Szimionas.
Luca, questa è la tua terza stagione con l’Hellas, come ti stai trovando qui a Verona?“Sono sempre stato bene qui all'Hellas, in tutte le categorie che ho affrontato: Under 17, Under 18 e Primavera. Tutti gli staff con cui ho lavorato mi hanno sempre aiutato tanto, spiegandomi in cosa migliorare, e parlandomi molto. Abbiamo sempre giocato bene come squadra, e io ritengo di essere cresciuto di anno in anno, diventando un giocatore migliore”.
Quali sono i tuoi punti di forza come calciatore? E invece su cosa devi migliorare? “I miei punti di forza sono la forza fisica, la tecnica e ritengo di avere una buona visione di gioco. Devo migliorare nella velocità”.
Quali sono i tuoi obiettivi di questa stagione e quali invece quelli di squadra? “Il mio obiettivo è giocare il più possibile, di fare bene e perché no di segnare più gol che posso, anche se sono un centrocampista. Con la squadra vogliamo assolutamente salvarci e penso che abbiamo tutto per riuscirci, perché siamo forti e per me possiamo fare tanti punti”.
Che prime impressioni hai avuto di questa prima parte di stagione? “Abbiamo giocato bene, vincendo alcune gare, ma credo che ci manchi ancora qualcosa. Dobbiamo crescere per fare sempre meglio”.
Su cosa ti chiedono di lavorare principalmente mister Sammarco e il suo staff? “Il mister e lo staff parlano molto con me, mi aiutano tanto e mi chiedono di far girare più velocemente la palla, di fare meno tocchi”.
C’è qualche momento particolare che ti ricordi da quando sei qui al Verona? “Ci sono stati tanti momenti, ma direi quando siamo arrivati ai playoff con l’Under 17 due stagioni fa. Quello è stato sicuramente un bel momento, nella partita decisiva per qualificarci alla fase finale abbiamo vinto 1-8 contro il Venezia e ho anche segnato”.
Sei nel giro delle giovanili della Nazionale rumena già da alcuni anni, che emozione è rappresentare il proprio paese? “Per me è incredibile. Far parte della Nazionale rumena già da cinque anni è un qualcosa di unico e importantissimo. Quando giochiamo ci sono tantissime persone a vederci ed è un onore rappresentarle. La competizione più importante che ho giocato per adesso con la Nazionale è stato l’Europeo Under 17, anche se purtroppo ero infortunato. Il nostro prossimo obiettivo è l’Europeo Under 19 che si giocherà in Romania in estate e vogliamo arrivarci al meglio. Nell’ultimo turno con la Nazionale abbiamo vinto 2-0 contro la Germania e pareggiato 1-1 contro la Spagna, penso che siamo una bella squadra. Molti dei miei compagni giocano qui in Italia come me, nel campionato Primavera ma non solo. Quando siamo in Nazionale siamo felici, ci sentiamo leggeri e tutti i problemi spariscono”.
Hai qualche ricordo in particolare con la maglia della Nazionale? “Sicuramente il mio esordio con la Nazionale Under 16 contro la Bosnia, in cui ho anche segnato”.
Come hai iniziato a giocare a calcio e in che squadra? “È stato mio papà, Petre, a trasmettermi la passione per il calcio. Anche lui ha giocato, senza arrivare a livelli professionistici anche se era il suo sogno, che ora ha passato a me, e io voglio raggiungerlo per tutti e due. Lui era forte, ma purtroppo non ha avuto le condizioni necessarie e i soldi per poterlo fare, ma io che invece ho tutto grazie a lui, posso farlo. Io sono originario di Timisoara, e ho giocato in due squadre della città, la ‘Juventus Timisoara’ e la ‘Ripensia Timisoara’.
Come è avvenuto il tuo passaggio al Verona? “Il mio agente mi ha visto durante una partita in Nazionale con l’Under 16 e mi ha proposto di svolgere una prova al Verona. Sono venuto qui e ho fatto 2 o 3 allenamenti, e già dal primo giorno ho conosciuto alcuni compagni con cui gioco ancora oggi come Pavanati, De Battisti e Agbonifo”.
C’è qualche giocatore del Verona a cui ti ispiri? “Mi piace tanto il modo di giocare di Duda, penso di essere simile a lui nello stile di gioco. È un calciatore molto intelligente, che sa sempre dove stare in campo”.
Com’è stato il tuo arrivo in Italia? “Appena arrivato è stato difficile, sentivo la mancanza della famiglia, dei miei amici e di casa. Nei primi due mesi ho anche pensato di tornare indietro, ma il mio agente mi disse di restare perché questo è l’unico modo per diventare un giocatore professionista. Durante il mio ambientamento sono stato sicuramente aiutato anche dall’arrivo, due mesi dopo di me, di Vermesan, con il quale sono molto amico, da prima del nostro arrivo a Verona: Ioan, come me, ha fatto tutta la trafila nelle giovanili della Juventus Timisoara. In Romania è più difficile diventare un calciatore professionista, perché mancano le strutture al di fuori di club come Steaua Bucarest e Cluj. Sono venuto qui in Italia per seguire il mio sogno di diventare un calciatore, e ora sto facendo del mio meglio in Primavera, provando a raggiungere la convocazione in Prima Squadra . Ma bisogna essere forti mentalmente: in Romania tutti ti conoscono e sanno quanto sei forte, qui in Italia devi dimostrarlo”.
Torni ogni tanto in Romania? “Ritorno in Romania quando vengo convocato dalla Nazionale, ma anche per alcuni impegni scolastici a volte, quando riesco. Infatti, in un primo momento avevo deciso di seguire una scuola in Italia, ma alla fine ho scelto di continuare un percorso online direttamente in rumeno. Riesco, facendo conciliare i miei impegni, a tornare a casa circa 3 o 4 volte all’anno. A Timisoara il clima è sempre mite, mi conoscono tutti e tutti mi vogliono bene”.
Quanto è stata importante la tua famiglia?“Faccio tutto per la mia famiglia, per mia madre Claudia, mio papà Petre e mio fratello Patricio: senza loro sarebbe veramente difficile. Non riescono spesso a venire a vedermi qui a Verona ma mi seguono sempre da casa. Li sento tutti i giorni e mi dicono sempre di essere felice e di avere fiducia nei miei mezzi”.
Cosa pensi di Verona e dell’Italia, in generale? “Verona è una bellissima città, con uno dei centri storici più belli che abbia visto. Per quanto riguarda invece il cibo devo confessare che non mi piace così tanto la pasta e qui la mangiate sempre. Invece mi piace tanto la pizza. Preferisco cibi più simili al mio piatto preferito, un piatto tradizionale rumeno che si chiama ‘sarmale’”.
Come passi il tuo tempo libero? “Ogni tanto gioco a padel e a ping-pong con alcuni amici rumeni che ho conosciuto qui a Verona. A volte porto anche Ioan e Darius (ndr. Vermesan e Bancila) con me a giocare. I miei amici sono molto importanti nella mia vita, penso in primis a John e Dragus, che mi hanno aiutato tanto, invitandomi a pranzare o cenare a casa loro quando non avevo voglia di restare in convitto”.
Qual è la caratteristica dei giocatori rumeni? “Noi non molliamo mai, abbiamo grandi doti fisiche, che continuiamo ad allenare costantemente, e ci mettiamo molta grinta”.
Chi pensi che sia il giocatore più bravo in dribbling della squadra? “Penso Pavanati”.
Tiro migliore? “Sicuramente Vermesan, Luna, Ajayi e gli altri attaccanti. Però anch’io mi ritengo sul loro piano, sono bravo a calciare”.
Che tipo di musica ascolti? “Musica principalmente rumena e inglese, e devo dire che piace molto anche ai miei compagni in spogliatoio. In ritiro tutti cantavano la musica rumena”.
Cosa rappresenta per te Mutu? “È stato uno dei giocatori più forti della Romania, attualmente allenatore del CFR Cluj. Per me e per il mio paese è un simbolo”.
C’è qualcuno nel Verona a cui senti di dover dire grazie? “Santo mi ha aiutato tanto, ma mi sento di ringraziare tutti i ragazzi dello staff che fanno il meglio per noi ogni giorno”. Fonte: hellasverona.it
L’ex gialloblù Roberto Boninsegna entra nella Hall of Fame del Calcio Italiano
A Coverciano è di nuovo tempo di leggende, e lunedì si celebrerà la cerimonia annuale della Hall of Fame del Calcio Italiano, il riconoscimento che dal 2011 la Figc assegna a calciatori, calciatrici, allenatori, arbitri e dirigenti che hanno scritto la storia del nostro calcio. Nell'Auditorium del centro tecnico federale, con inizio alle 18 in diretta su Raisport, differita su Rai 2 dalle 19.30 circa, saranno assegnati i premi della XII edizione secondo i voti espressi dalla giuria di giornalisti sportivi coordinati da Matteo Marani, presidente della fondazione Museo del Calcio. Sarà una serata azzurra, il colore che unisce la carriera di quattro delle sei stelle che entrano ufficialmente nella leggenda: il ct Luciano Spalletti (categoria 'Allenatore'), il campione del mondo 2006 Daniele De Rossi (calciatore italiano), il vice campione mondiale nel 1970 Roberto Boninsegna (veterano), l'azzurra Valentina Giacinti (calciatrice). In platea ci saranno squadra e staff della Nazionale, che si radunerà domenica a Coverciano per preparare gli ultimi due impegni del girone di Nations League con Belgio e Francia. Come ogni anno, spazio ad un campione straniero che ha dato lustro alla Serie A: la giuria ha scelto Andriy Shevchenko (calciatore straniero), Pallone d'oro 2004 e protagonista con il Milan degli anni Duemila. Con Sheva ci sarà anche chi decise di portarlo in rossonero: Ariedo Braida, direttore generale di quel Milan (dirigente). Fonte: ANSA. Nella foto, Roberto Boninsegna è il primo in piedi a sinistra.
Fiorentina-Hellas Verona, arbitra Zufferli
Per Fiorentina-Hellas Verona, 12ª giornata della Serie A Enilive 2024/25 in programma domenica 10 Novembre alle ore 15 allo stadio Franchi di Firenze, è stato designato l’arbitro Luca Zufferli della sezione AIA di Udine. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Vecchi e Di Monte, IV uomo Doveri, VAR Mazzoleni, AVAR Pezzuto. Foto AIA FIGC
Hellas Verona, +4 rispetto alla passata stagione
La vittoria contro la Roma, la quarta in campionato, ha permesso ai gialloblù di Zanetti di balzare in classifica a quota 12 punti dopo undici giornate.
L’anno scorso, erano invece 8 i punti conquistati grazie alle due vittorie in altrettante giornate contro Empoli e Roma, ed i pareggi con Bologna e Torino.