Serie BKT 2026/27, altri 2 punti di penalizzazione alla Juve Stabia
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato con 2 punti di penalizzazione in classifica, da scontare nella corrente stagione sportiva, la SS Juve Stabia (Serie B) per non aver prodotto, in relazione alla cessione perfezionatasi il 17 aprile scorso, alla neocostituita Stabia Capital Srl, del 100% del capitale della società sportiva, la documentazione relativa ai requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria, unitamente alla copia dell’atto dal quale è conseguita l’acquisizione del 17 aprile 2026. Fonte: figc.it
La Juve Stabia (totale punti penalizzazione -4) scivola all’ultimo posto in classifica, in coabitazione con la Carrarese.
Serie BKT 2026/27, i numeri delle prime cinque giornate
Il campionato di Serie BKT si conferma uno dei tornei più imprevedibili ed equilibrati (dalla 6° alla 20° ci sono sei punti di differenza). In questo inizio di stagione c'è qualcosa in più. Le prime cinque giornate della 2026/2027 dicono che si segna di più, si tira di più e, soprattutto, si gioca di più. I dati delle prime 50 partite ufficiali parlano chiaro e testimoniano una crescita costante in quasi tutti i principali indicatori statistici, confermando i numeri già pubblicati dei primi tre turni di campionato.
Pioggia di gol
Il primo dato che balza all'occhio è quello relativo alle reti segnate. Nelle prime 5 giornate sono stati messi a segno ben 132 gol totali, stabilendo una media di 2,64 gol a partita. Si tratta del dato più alto delle ultime cinque stagioni, superando i 129 gol dello scorso anno (media 2,58) e staccando nettamente la stagione 2023/2024, quando le reti erano state "solo" 111 (media 2,22).
Si calcia a rete senza paura
Dietro a questa impennata di gol c'è una mentalità decisamente più offensiva da parte degli allenatori. Le squadre non si nascondono e cercano la via della rete con maggiore insistenza: i tiri totali sono schizzati a 1.383 (con una media di 27,66 conclusioni a partita). Nelle quattro stagioni precedenti la media dei tiri non aveva mai superato la soglia dei 26 per match, toccando il punto più basso nel 2022/2023 con 24,8 conclusioni a partita.
Più tempo effettivo, meno interruzioni
Un'ottima notizia per lo spettacolo arriva dal cronometro. Il tempo effettivo di gioco ha subìto una sterzata: nelle prime 5 giornate si è giocato in media per 57 minuti e 7 secondi a partita. È il dato più alto del quinquennio analizzato, con un incremento netto di quasi sette minuti rispetto alla scorsa stagione (ferma a 50 minuti e 49 secondi) e al torneo 2022/2023 (50 minuti e 10 secondi). Meno proteste, meno perdite di tempo e più calcio giocato.
Il Rinascimento del gol italiano
Il trend più interessante per il nostro movimento calcistico riguarda l'efficacia dei calciatori italiani. Ben 91 gol portano la firma di giocatori azzurri. Il dato è il più alto delle ultime stagioni, superando i 90 gol del 2024/2025 e staccando nettamente i 76 gol dello scorso campionato. A guidare questa speciale classifica c'è Francesco Ruocco a quota 4 gol, primo degli italiani per gol e secondo nella classifica generale dietro a Christian Shpendi, attualmente in testa al Pablito con sei reti. Alle loro spalle spingono forte bomber come Raffaele Russo, Andrea Silipo, Antonio Di Nardo e Federico Bonazzoli, tutti già a quota 3. Fonte: legab.it
Mulattieri: “Hellas Verona squadra importante, con una tifoseria magnifica. È bellissimo giocare al Bentegodi”
Samuele, partiamo da Verona. Cosa ti ha convinto ad accettare questa nuova sfida e a scegliere l’Hellas? "Ho scelto Verona perché è una squadra importante, con una tifoseria magnifica. Sono molto contento di aver fatto questa scelta perché sono arrivato e ho trovato un gruppo fantastico. Spero che ci toglieremo tante soddisfazioni insieme".
Sei arrivato in estate dopo un’esperienza in Spagna al Deportivo. Che cosa cercavi da questa nuova sfida e che cosa hai trovato qui a Verona? "Cercavo una squadra con la quale poter dimostrare le mie qualità e cercare di aiutarla a raggiungere un obiettivo importante. L’importante sarà il lavoro giornaliero, che ci aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi".
Hai già segnato tre gol con questa maglia, compreso quello decisivo a Cagliari che ha regalato al Verona il passaggio del turno in Coppa Italia e che ti è valso il premio di Man of the Match. Quanto ti hanno dato a livello di fiducia questi primi gol? "Fare gol è sempre importante, è sempre bello e ti dà molta fiducia. L’importante è non smettere e mantenere sempre alte le prestazioni. Conta la prestazione e che la squadra raggiunga l’obiettivo".
Che impressione ti ha fatto il primo impatto con il Bentegodi e con il pubblico gialloblù, soprattutto dopo aver vissuto un’emozione grande come la vittoria del derby? "Il Bentegodi è uno stadio incredibile e la tifoseria è veramente magnifica. È bellissimo giocarci, ed è stupenda l’emozione dopo aver vinto sia con l’Arezzo sia contro il Vicenza nel derby. Noi dobbiamo cercare di spingere sempre per dare ai tifosi quello che meritano".
Adesso riavvolgiamo un po’ il nastro e ripercorriamo insieme alcune tappe che ti hanno portato fin qui. Il tuo percorso parte dallo Spezia, vicino casa. Che ricordo hai di quel Samuele che iniziava a sognare di diventare calciatore? "Fino a 16-17 anni nella mia testa non lo vedevo come un lavoro, pensavo solo a divertirmi. Poi ho fatto bene un anno in Primavera, ho esordito in Prima squadra e da lì ho pensato che il calcio sarebbe potuto diventare più di una passione. Spezia è la città dove sono cresciuto, sono stati anni bellissimi in cui mi sono formato come uomo e come giocatore, quindi ho dei bellissimi ricordi".
Poi arriva l’Inter. Che cosa ha rappresentato per te, da ragazzo, entrare in un Settore Giovanile così importante e confrontarti con allenatori e giocatori di questo livello? "Ho fatto due anni in Primavera all’Inter, è stata anche lì un’esperienza molto bella. Ho avuto la possibilità di allenarmi qualche volta con la Prima squadra e di imparare da calciatori molto forti. Ero molto giovane, quindi è stata un’esperienza che ha contribuito a darmi tante cose che mi sono portato dietro".
A 19 anni hai scelto di andare in Olanda, al Volendam. Come ti ha cambiato quell’esperienza, come calciatore e come ragazzo? "È stato il primo anno da professionista che ho fatto nella mia carriera, dopo la Primavera. È stata una decisione importante: all’ultimo giorno di mercato ho deciso di andare lì. Mi aveva impressionato quando ho ricevuto il messaggio dal direttore e dal mister, Wim Jonk, con cui mi sono trovato molto bene. Lì ho imparato tante cose, come giocare da attaccante puro e parecchi movimenti. È una scelta che rifarei, è andata bene e sono contento di quell’esperienza".
Come dicevi, sei passato a giocare come attaccante puro, come prima punta. Come è nato questo cambio di ruolo? "La squadra giocava con il 4-3-3, quindi palla a terra e molto possesso. Il mister mi ha messo in quella posizione e da lì in poi ho iniziato a giocare sempre lì, anche negli anni in cui sono tornato in Italia".
Dopo l’esperienza in Olanda sei tornato in Italia e hai iniziato a confrontarti con il calcio professionistico, prima a Crotone, poi a Frosinone e Sassuolo, dove hai vissuto due vittorie del campionato di Serie B. Che cosa hai imparato nei due percorsi che ti hanno portato alla promozione in Serie A? "Ho iniziato a conoscere il campionato di Serie B, sia a Crotone sia a Frosinone. A Frosinone è stato un anno bellissimo, anche lì con compagni fantastici. Eravamo un grande gruppo e abbiamo raggiunto un grande risultato. Ho imparato parecchie cose".
Nella scorsa stagione hai giocato al Deportivo, ottenendo un’altra promozione, questa volta in Liga. Quali sono le differenze che ti hanno colpito di più vivendo quotidianamente il calcio spagnolo? "Il calcio spagnolo è diverso, ci sono alcune differenze anche rispetto alla Serie B italiana. Lì si gioca di più palla a terra, le squadre si chiudono meno e giocano di più con la palla. Penso che l’intensità sia leggermente più alta, ma comunque sono due campionati molto difficili e con grande intensità".
Sei sempre stato molto attento ai dettagli del tuo ruolo e hai raccontato anche di studiare i grandi attaccanti del calcio europeo. Come li studi e che benefici trai da questo lavoro? "Utilizzo parecchie piattaforme per vedere le mie azioni dopo la partita o anche quelle di altri giocatori. Mi piace vedere azioni nuove, anche di grandi attaccanti europei. Mi piace provare a vedere e tentare di replicare quello che fanno".
Per un attaccante quanto conta la memoria? Riesci a dimenticare velocemente un’occasione sbagliata oppure te la porti dietro? "Dipende. L’obiettivo è cercare di fare subito un reset di quello che succede. Se fai gol, devi resettare e provare a farne un altro. Se lo sbagli, devi resettare e cercare di fare il primo. È importante a livello mentale per un attaccante".
Il tuo gol più bello? "L’ultimo contro l’Arezzo, di testa, mi è piaciuto molto".
A Verona hai ritrovato Gabriele Zappa, tuo compagno ai tempi della Primavera dell'Inter. Quando vi siete rivisti, che effetto ti ha fatto ripensare a quegli anni e vedere il percorso che avete fatto entrambi? Cosa ci racconti del vostro rapporto? "Abbiamo fatto un anno insieme in Primavera, è stato un bel periodo. Mi sono trovato molto bene con lui, è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore. È stato bello rivederlo, non lo vedevo da tanto tempo e adesso speriamo di creare nuovi ricordi insieme".
A proposito dei compagni che hai ritrovato, invece, che cosa ci dici di Iannoni? "Lui è un po’ più recente, perché abbiamo giocato insieme a Sassuolo, quindi sono stato tanto tempo con lui. Anche con Edoardo mi trovo benissimo, è un grande calciatore. Ci sta dando una grande mano e penso che continuerà così. Sono contento che sia arrivato e di condividere con lui lo spogliatoio anche quest’anno".
Nel 2025 hai deciso insieme a tuo padre e a tuo fratello di rilevare l’Arcola Garibaldina, la squadra del tuo paese, che era stata presieduta da tuo nonno. Quanto significa per te essere riuscito a portare avanti una storia di famiglia e, allo stesso tempo, dare qualcosa alla comunità in cui sei nato? "È una bella cosa. È la squadra del mio paese, dove sono cresciuto, Arcola, era la squadra di mio nonno. È stato presidente parecchi anni fa e ci teneva molto, quindi io insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di portare avanti questa cosa. Abbiamo coinvolto parecchi ragazzi del paese. È una bella cosa, dai, ci divertiamo. Seguo anche le partite dell’Arcola: abbiamo vinto il campionato l’anno scorso, quindi siamo saliti in Prima Categoria. Adesso cerchiamo di vincere anche quest'anno. Mi chiamano patron, però non ho nessun ruolo specifico all’interno della società. Fanno tutto mio padre, mia madre e mio fratello, che gioca lì".
Nel calcio si parla tanto di talento, tecnica e fisico. Tu coltivi anche passioni come il pianoforte e ti abbiamo visto giocare a scacchi, attività che richiedono pazienza, concentrazione e disciplina. Come sono nate queste passioni e quanto pensi che ti abbiano aiutato a costruire il ragazzo e il calciatore che sei oggi? "Ho fatto altre cose oltre al calcio. Gioco un po’ a scacchi e suono il pianoforte. Sono cose che mi aiutano a stare tranquillo e a essere più calmo, a ragionare di più, perché sono uno molto istintivo. Però anche negli scacchi e nel pianoforte sono istintivo, che non va bene! Cerco anche tramite quello di essere un po’ più riflessivo nelle cose, di ragionare di più". Fonte: hellasverona.it
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Venezia, Crnigoj: “Col Verona è un derby. Ci teniamo e sappiamo che sarà dura”
“Quella di Roma era una trasferta dove in pochi pensavano che potessimo fare punti ed una buona prestazione. Siamo partiti bene con quel gol, sapevamo di poter fare una grande gara. Peccato per gli errori gravi fatti negli ultimi 15 minuti. Dobbiamo prendere le cose buone, migliorarle così come migliorare ancora di più gli aspetti negativi. Senza mollare nulla. Vogliamo fare un certo tipo di gioco contro tutti, mantenendo le nostre idee contro big o più piccole. Stiamo lavorando tutti duramente, mettendo in difficoltà il mister nelle scelte e so che è contento da questo punto di vista.
Contro il Verona è un derby, tutti lo sappiamo o se qualcuno non lo sa lo imparerà subito. Ci teniamo e non sarà facile. Anche loro vengono da un paio di partite sotto le aspettative. Sarà dura, dovremo fare il nostro gioco.
Con Di Francesco si lavora bene e tanto con la palla. Tanto possesso palla e tanta fase offensiva. Non so se stiamo già al livello che vorrebbe lui. Stiamo facendo però comunque un buon campionato.
Con Zanetti ho avuto un bel rapporto, c'era un bel clima e si era creato qualcosa di speciale. Poi saluterò anche alcuni ex compagni della Salernitana. Sarà una bella serata, ma alla fine però conterà il campo" ha dichiarato in conferenza stampa, il centrocampista del Venezia, Domen Crnigoj. Foto Instagram
Manetti: “Verona e Venezia hanno filosofie diverse. Belahyane mi ha impressionato, Tchatchoua sarà l’uomo mercato. Il fattore Bentegodi può incidere”
“Ero presente al Ferraris quando l’Hellas si è imposto contro il Genoa. I gialloblù mi hanno fatto davvero un’ottima impressione. Ho visto una squadra molto pratica, messa bene in campo, sempre sul pezzo, che grazie a Sogliano ogni anno è capace di pescare grandi sorprese. Tra gli scaligeri mi ha impressionato Belahyane, un giovane molto interessante che non conoscevo. Questo ragazzo ha grandi qualità. Uno dei pezzi pregiati del calciomercato sarà invece Tchatchoua, un esterno che ha gamba, tempi di inserimento ed è ordinato anche in fase difensiva.
Il Venezia l’ho visto invece contro la Roma: i lagunari hanno fatto una grande partita ma sono stati sfortunati. Nel primo tempo meritavano persino di andare sul 2-0, ma a Roma se non chiudi, alla fine la paghi. Sulla rete di Cristante la deviazione poi è stata decisiva. Le squadre di Di Francesco giocano comunque sempre bene.
Venerdì sera al Bentegodi mi aspetto una partita aperta. I lagunari non verranno certo a chiudersi a Verona, ma l’Hellas ha tutte le armi per mettere in difficoltà il Venezia. Zanetti fa sempre giocare bene le sue squadre, il suo calcio ha una logica.
Il fattore Bentegodi può incidere. Una squadra operaia com’è il Verona si fa ben volere dai tifosi ed i ragazzi vanno aiutati sino alla fine, come da sempre sa fare il pubblico di Verona. Ai tifosi penso piaccia questa squadra e credo si siano affezionati ai ragazzi di Zanetti. I gialloblù devono trovare il giusto equilibrio, stando sempre in partita sino alla fine, come hanno fatto anche a Como nonostante l’inferiorità numerica. Penso che la compagine lariana sia una finta neopromossa, lo dimostra anche il calciomercato importante che hanno fatto in estate ed anche per questo, penso abbiano qualcosa in più rispetto alle squadre che lotteranno sino alla fine per mantenere la categoria.
Sono molto curioso di vedere il derby di venerdì. Il Verona si presenterà dopo qualche passo falso, mentre il Venezia è in crescendo, due squadre che hanno filosofie di gioco un po’ diverse.
Il calcio d’oggi è diverso dal mio. Ricordo con piacere gli allenamenti all’Antistadio quando passavamo in mezzo ai tifosi per andare al campo o negli spogliatoi. Un calcio più pane e salame, della gente. Gli umori li subivi sulla pelle, mentre oggi è tutto diverso. Penso lo sia anche per voi giornalisti (confermo purtroppo, ndr) c’era più rapporto con la gente, mentre adesso ci si allena fuori Verona e gli allenamenti sono sempre a porte chiuse. Pensa che capitava spesso di fare le ripetute sulla rampa della tangenziale, vicino allo stadio, con le macchine che venivano fermate al nostro passaggio. Altri tempi, altro calcio…” ha dichiarato a Hellas Live il doppio ex di Hellas Verona-Venezia, Alessandro Manetti.
Primavera, Luna: “In giro per Verona respiri la voglia di Hellas. Lavoro per poter giocare un giorno al Bentegodi”
Secondo appuntamento con 'Visti da vicino' il nuovo format dell’Hellas Verona, in cui i protagonisti saranno i giovani gialloblù della formazione Primavera allenata da mister Paolo Sammarco. Curiosità, aneddoti, vita personale e naturalmente tanto calcio saranno i temi principali di queste interviste. In questo episodio andremo a scoprire la vita, privata e sportiva, di uno dei volti nuovi della Primavera gialloblù: Agustin Luna.
Agustin, sei uno dei nuovi arrivati nella Primavera dell'Hellas Verona. Come ti sei ambientato e quali sono state le tue prime impressioni quando sei arrivato in estate?
“Sono arrivato a luglio e sono andato subito in ritiro con la Prima squadra, dove ho incontrato altri ragazzi della squadra Primavera come De Battisti e Nwanege. Lì ho trovato altri giocatori che vengono come me dal Sud America come Cruz e Mosquera, che mi hanno aiutato ad ambientarmi”.
Com’è stato il ritiro il ritiro a Folgaria con la Prima squadra, che emozioni hai provato?
“È stato bellissimo, molto emozionante. Per la prima volta ho potuto partecipare a un ritiro simile, e mi hanno colpito tantissimo tutti i tifosi presenti, ho firmato anche i miei primi autografi. Da quello che ho visto qui la gente sente tanto la squadra e vedere tutti quei tifosi mi ha davvero impressionato”.
Tu hai giocato per la squadra della tua città, l’Atletico Rafaela, hai visto delle similitudini tra le due tifoserie? Sappiamo che in Argentina sono molto passionali con il calcio…
“Sì, io ho giocato all’Atletico da quando avevo 4 anni fino ai 17, ed è sempre bello rappresentare la propria città, Rafaela nel mio caso. I tifosi in Argentina sono diversi, più ‘pazzi’ direi, ma qui mi ha impressionato come la gente vive il Verona. In giro per la città respiri il tifo per l’Hellas e le persone ti fermano per strada per chiederti delle foto o un autografo, e questo per me è bellissimo”.
Come ti stai trovando, dopo quest’inizio di campionato, con la tua nuova squadra, dai compagni fino all’allenatore e allo staff?
“Mi sto trovando benissimo con tutti, compagni e allenatore ma non solo, anche con tutto lo staff che ci aiuta ogni giorno e lavora con noi tutta la settimana per aiutarci a migliorare e che ringrazio per questo. Penso che in campionato abbiamo iniziato bene, ma dobbiamo ancora migliorare su alcuni aspetti, e con l’aiuto di tutti penso che riusciremo a farlo”.
Quali sono le tue caratteristiche principali come giocatore e se ci puoi dire due tuoi punti di forza.
“Sono un giocatore a cui piace naturalmente segnare, un attaccante che si trova bene dentro l’area di rigore ma non solo, mi piace anche arretrare per aiutare la squadra e legare il gioco. In questo momento mi trovo molto bene a giocare con Vermesan, che è un giocatore molto fisico, e io posso giocarli un po’ attorno. Due miei punti di forza sono il mio piede destro e direi anche il colpo di testa”.
Mister Sammarco su cosa ti sta chiedendo di lavorare in particolare?
“Il mister mi chiede di giocare più vicino a Vermesan in partita, così che possiamo aiutarci meglio e aumentare la nostra intesa”.
Tu nasci come attaccante o da piccolo avevi un altro ruolo?
“Io nasco come centrocampista difensivo, come mediano. Poi crescendo ho sempre avanzato il mio raggio d’azione e quando sono cresciuto anche di statura il mister della mia squadra mi ha messo in attacco”.
C’è qualche giocatore dell’Hellas che ti ha colpito in particolare, anche in ritiro?
“Mi ha colpito molto Serdar, per la sua cattiveria agonista, la sua determinazione nel lottare su ogni pallone e la sua voglia di dare tutto in ogni azione. Penso che lui sia un giocatore fortissimo. Invece quando ero piccolo e guardavo il calcio italiano mi ricordo che mi impressionò molto Iturbe, soprattutto quando vestiva la maglia del Verona. Qui ha fatto delle cose bellissime e soprattutto tanti gol”.
Parlando del campionato di Primavera in corso, c’è qualche obiettivo di squadra, ma anche personale, che vuoi raggiungere?
“Sicuramente l’obiettivo principale è quello di squadra, ovvero la salvezza e lotteremo ogni partita per raggiungerla, poi naturalmente cercheremo di arrivare più in alto possibile in classifica. Personalmente voglio aiutare la squadra a raggiungere questo obiettivo con tanti gol, e il mio sogno è ovviamente quello di poter essere convocato in Prima squadra per poter esordire. Quando sono entrato la prima volta al ‘Bentegodi’ mi ha colpito tantissimo, con tutti i suoi tifosi. Ho provato una sensazione strana, come una voglia incredibile di giocare lì dentro, e lavoro tutti i giorni per riuscirci”.
La tua è una storia particolare, perché a 17 anni hai deciso di lasciare la tua città e il tuo paese per venire in Italia a giocare, com’è per un ragazzo della tua età compiere un salto del genere?
“Io ho scelto di inseguire un sogno. Sono venuto qui con mio padre, e nessuno mi conosceva in Italia. È stato molto difficile lasciare in Argentina mia madre, i miei fratelli, i miei nonni e tutti i miei amici. Ma io sapevo che era un sacrificio necessario per inseguire il mio sogno, e lavoro ogni giorno per arrivare più in alto possibile”.
Hai la doppia cittadinanza italo-argentina, hai un parente italiano?
“Sì, il mio trisavolo era italiano, di un paesino vicino a Genova, per questo ho la cittadinanza italiana. Per me è bello sentirmi italiano, anche se il mio sogno resta la chiamata della Nazionale argentina”.
In spogliatoio c’è qualcun altro che parla spagnolo come te, anche se tu comunque parli molto bene italiano.
“No, non c’è nessun altro che parla spagnolo tranne il fisioterapista, Ema, perché lui è stato in Spagna. Io parlo italiano senza troppi problemi e anche inglese, anche se voglio migliorare molto il mio inglese e magari imparare anche il francese, per comunicare al meglio con i miei compagni. Infatti, mi piacerebbe fare qualche corso di lingua, anche perché la scuola l’ho già finita in Argentina; quindi, ora potrei studiare meglio le lingue”.
Nelle partite della Primavera abbiamo notato che sugli spalti c’è sempre una bandiera argentina esposta, è per te?
“Sì, è di mio papà. È lui che mi segue sempre quando può e gli piace portare la bandiera argentina per accompagnarmi. Già in ritiro l’aveva portata”.
C’è qualche compagno con cui hai legato maggiormente?
“Io mi sto trovando davvero bene con tutti, anche dal primo momento in ritiro quando c’erano De Battisti e Nwanege. Ma anche con Pavanati, Vapore, Casagrande e altri ragazzi, è davvero un bel gruppo il nostro”.
Quando hai del tempo libero come ti piace passarlo?
“Io spesso quando posso guardo tanto calcio. Mi piace molto seguire anche diversi campionati, naturalmente quello italiano, ma tanto anche quello argentino e poi anche il francese e lo spagnolo. Quando posso cerco di passare molto tempo con la mia famiglia, altrimenti mi piace anche guardare film o Serie TV, l’ultima che ho visto che mi è piaciuta tanto è quella sulla storia di Carlos Tevez, si intitola ‘Apache’".
C’è qualcosa che ti è piaciuto in particolare della città di Verona?
“Il centro è tutto molto bello, con le sue porte antiche e poi l’Arena che è veramente bellissima. Da casa mia ho la fortuna di vedere Verona dall’alto ed è veramente unica".
Hai qualche piatto tipico italiano o veronese che ti piace particolarmente?
“Qui a Verona mi piace tantissimo il risotto, ma quando vivevo a Frosinone ho conosciuto la carbonara e devo dire che quello è il mio piatto preferito qui in Italia”.
Invece, al contrario, sei riuscito tu a portare qualche piatto tipico, o qualche usanza argentina, nello spogliatoio?
“Sì, io dentro lo spogliatoio bevo sempre il mate, che da noi in Argentina è davvero la normalità, e qualche compagno viene a chiedermelo perché gli piace. Invece a casa mio padre quando può prepara sempre qualche empanadas o l’asado che è il mio piatto argentino preferito”.
Passando ora a qualche curiosità sulla squadra e suoi tuoi compagni, chi è per te il più veloce?
“Credo che sulla velocità se la giochino in due: Philippe e Agbonifo. Sono tutti e due davvero veloci”.
Invece il più tecnico?
“Anche qui mi sento di fare due nomi: Pavanati e Devoti”.
Chi è invece quello che, secondo te, ha il miglior tiro?
“A me ha impressionato molto Scharner, l’ho visto tirare alcuni calci di punizione e mi ha colpito, ha un bel tiro”.
Quando segni hai qualche esultanza in particolare?
“Sì, quando faccio gol mi piace fare il segno della ‘V’ con la mano, che è una dedica alla mia ragazza. Un’altra esultanza che ho invece da quando giocavo in argentina è quella del telefono, infatti mi chiamavano Ring Ring Luna, in onore di un ex calciatore argentino, Gustavo Balvorin, che esultava in questo modo ed era chiamato, appunto, Ring Ring Balvorin".
Tu sei anche il rigorista della squadra, hai qualche tecnica in particolare?
“La mia tattica è quella di essere tranquillo, e guardare sempre il portiere, perché lui si deve muovere prima se vuole parare un tiro angolato. Quindi non ho una tecnica in particolare, ma credo che il segreto sia propria nella tranquillità”.
C’è qualche tipo di musica in particolare che ti piace ascoltare? Invece che proprio non riesci ad ascoltare?
“Ascolto tanta musica argentina, però la mia ragazza mi ha fatto scoprire anche la musica italiana, e insieme ascoltiamo specialmente Ultimo. Invece, non riesco ad ascoltare la musica trap italiana, a tanti miei compagni piace ma a me proprio no”.
Per chiudere, la cosa che più ti ha colpito del mondo Hellas Verona?
“La mentalità. Qui si impara a non mollare mai, a stare sempre concentrato in ogni momento, e poi questo tifo così forte in città, davvero unico”. Fonte: hellasverona.it
Hellas Verona-Venezia, arbitra Guida
Per Hellas Verona-Venezia, incontro valido per la 7ª giornata della Serie A Enilive 2024/25 in programma venerdì 4 ottobre alle ore 20:45 allo stadio Bentegodi, è stato designato l’arbitro Marco Guida della sezione AIA di Torre Annuniziata. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Colarossi e Tolfo, IV uomo Scatena, VAR Meraviglia, AVAR Sozza. Foto AIA
Hellas Verona, record per il francese Mathis Lambourde
L’ex Rennes, acquistato questa estate per 3 milioni di euro, è attualmente il marcatore più giovane della Serie A Enilive 2024/25 ed è anche il primo nato nel 2006 a segnare con la maglia gialloblù.
Hellas Verona, allenamento questa mattina
La squadra di Paolo Zanetti proseguirà la preparazione, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, in vista della sfida in programma contro il Venezia venerdì sera allo stadio Bentegodi.
Ex Verona, Camoranesi nuovo allenatore del Karmiotissa
Nuova avventura nel campionato cipriota per l’ex gialloblù Mauro German Camoranesi. Il campione del mondo 2006, reduce dall'avventura sulla panchina maltese del Floriana, è diventato il nuovo tecnico del Karmiotissa FC, club di prima divisione che ha conquistato due soli punti nelle ultime tre partite.
Festa dei nonni
La giornata di oggi celebra l'importanza del ruolo svolto dai nonni all'interno delle famiglie e della società. Buona festa a tutti i nonni ed un bacio a quelli che ci vegliano.
Nel ricordo di Italo Bonatti
Il 2 ottobre 1943 nasceva l’ex centrocampista dell’Hellas Verona, Italo Bonatti. Cresciuto nel Castelmassa, Bonatti approdò al Verona grazie a Iro Di Brino, noto scopritore di talenti del calcio veneto.
A Verona Bonatti giocò 8 anni meritandosi l'appellativo di "freccia di Castelmassa" per le sue qualità tecniche malgrado una iniziale difficoltà ad emergere e un serio incidente nella stagione 1966-1967 (uno scontro con l'ex portiere veronese Italo Ghizzardi durante l'incontro Arezzo-Verona) che lo costrinse a un periodo di inattività, incidendo negativamente sul suo fisico, piuttosto esile. Viene ricordato a Verona come uno dei protagonisti della promozione in Serie A nel 1967-1968 e per l'intesa in campo con Gianni Bui con cui creò un forte duo d'attacco.
Buon compleanno
Tanti auguri a… Gianluca Falsini. L’ex esterno dell’Hellas Verona compie 49 anni. Festeggia anche l’ex gialloblù Ivan Martic.