Serie BKT 2026/27, i numeri delle prime cinque giornate
Il campionato di Serie BKT si conferma uno dei tornei più imprevedibili ed equilibrati (dalla 6° alla 20° ci sono sei punti di differenza). In questo inizio di stagione c'è qualcosa in più. Le prime cinque giornate della 2026/2027 dicono che si segna di più, si tira di più e, soprattutto, si gioca di più. I dati delle prime 50 partite ufficiali parlano chiaro e testimoniano una crescita costante in quasi tutti i principali indicatori statistici, confermando i numeri già pubblicati dei primi tre turni di campionato.
Pioggia di gol
Il primo dato che balza all'occhio è quello relativo alle reti segnate. Nelle prime 5 giornate sono stati messi a segno ben 132 gol totali, stabilendo una media di 2,64 gol a partita. Si tratta del dato più alto delle ultime cinque stagioni, superando i 129 gol dello scorso anno (media 2,58) e staccando nettamente la stagione 2023/2024, quando le reti erano state "solo" 111 (media 2,22).
Si calcia a rete senza paura
Dietro a questa impennata di gol c'è una mentalità decisamente più offensiva da parte degli allenatori. Le squadre non si nascondono e cercano la via della rete con maggiore insistenza: i tiri totali sono schizzati a 1.383 (con una media di 27,66 conclusioni a partita). Nelle quattro stagioni precedenti la media dei tiri non aveva mai superato la soglia dei 26 per match, toccando il punto più basso nel 2022/2023 con 24,8 conclusioni a partita.
Più tempo effettivo, meno interruzioni
Un'ottima notizia per lo spettacolo arriva dal cronometro. Il tempo effettivo di gioco ha subìto una sterzata: nelle prime 5 giornate si è giocato in media per 57 minuti e 7 secondi a partita. È il dato più alto del quinquennio analizzato, con un incremento netto di quasi sette minuti rispetto alla scorsa stagione (ferma a 50 minuti e 49 secondi) e al torneo 2022/2023 (50 minuti e 10 secondi). Meno proteste, meno perdite di tempo e più calcio giocato.
Il Rinascimento del gol italiano
Il trend più interessante per il nostro movimento calcistico riguarda l'efficacia dei calciatori italiani. Ben 91 gol portano la firma di giocatori azzurri. Il dato è il più alto delle ultime stagioni, superando i 90 gol del 2024/2025 e staccando nettamente i 76 gol dello scorso campionato. A guidare questa speciale classifica c'è Francesco Ruocco a quota 4 gol, primo degli italiani per gol e secondo nella classifica generale dietro a Christian Shpendi, attualmente in testa al Pablito con sei reti. Alle loro spalle spingono forte bomber come Raffaele Russo, Andrea Silipo, Antonio Di Nardo e Federico Bonazzoli, tutti già a quota 3. Fonte: legab.it
Mulattieri: “Hellas Verona squadra importante, con una tifoseria magnifica. È bellissimo giocare al Bentegodi”
Samuele, partiamo da Verona. Cosa ti ha convinto ad accettare questa nuova sfida e a scegliere l’Hellas? "Ho scelto Verona perché è una squadra importante, con una tifoseria magnifica. Sono molto contento di aver fatto questa scelta perché sono arrivato e ho trovato un gruppo fantastico. Spero che ci toglieremo tante soddisfazioni insieme".
Sei arrivato in estate dopo un’esperienza in Spagna al Deportivo. Che cosa cercavi da questa nuova sfida e che cosa hai trovato qui a Verona? "Cercavo una squadra con la quale poter dimostrare le mie qualità e cercare di aiutarla a raggiungere un obiettivo importante. L’importante sarà il lavoro giornaliero, che ci aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi".
Hai già segnato tre gol con questa maglia, compreso quello decisivo a Cagliari che ha regalato al Verona il passaggio del turno in Coppa Italia e che ti è valso il premio di Man of the Match. Quanto ti hanno dato a livello di fiducia questi primi gol? "Fare gol è sempre importante, è sempre bello e ti dà molta fiducia. L’importante è non smettere e mantenere sempre alte le prestazioni. Conta la prestazione e che la squadra raggiunga l’obiettivo".
Che impressione ti ha fatto il primo impatto con il Bentegodi e con il pubblico gialloblù, soprattutto dopo aver vissuto un’emozione grande come la vittoria del derby? "Il Bentegodi è uno stadio incredibile e la tifoseria è veramente magnifica. È bellissimo giocarci, ed è stupenda l’emozione dopo aver vinto sia con l’Arezzo sia contro il Vicenza nel derby. Noi dobbiamo cercare di spingere sempre per dare ai tifosi quello che meritano".
Adesso riavvolgiamo un po’ il nastro e ripercorriamo insieme alcune tappe che ti hanno portato fin qui. Il tuo percorso parte dallo Spezia, vicino casa. Che ricordo hai di quel Samuele che iniziava a sognare di diventare calciatore? "Fino a 16-17 anni nella mia testa non lo vedevo come un lavoro, pensavo solo a divertirmi. Poi ho fatto bene un anno in Primavera, ho esordito in Prima squadra e da lì ho pensato che il calcio sarebbe potuto diventare più di una passione. Spezia è la città dove sono cresciuto, sono stati anni bellissimi in cui mi sono formato come uomo e come giocatore, quindi ho dei bellissimi ricordi".
Poi arriva l’Inter. Che cosa ha rappresentato per te, da ragazzo, entrare in un Settore Giovanile così importante e confrontarti con allenatori e giocatori di questo livello? "Ho fatto due anni in Primavera all’Inter, è stata anche lì un’esperienza molto bella. Ho avuto la possibilità di allenarmi qualche volta con la Prima squadra e di imparare da calciatori molto forti. Ero molto giovane, quindi è stata un’esperienza che ha contribuito a darmi tante cose che mi sono portato dietro".
A 19 anni hai scelto di andare in Olanda, al Volendam. Come ti ha cambiato quell’esperienza, come calciatore e come ragazzo? "È stato il primo anno da professionista che ho fatto nella mia carriera, dopo la Primavera. È stata una decisione importante: all’ultimo giorno di mercato ho deciso di andare lì. Mi aveva impressionato quando ho ricevuto il messaggio dal direttore e dal mister, Wim Jonk, con cui mi sono trovato molto bene. Lì ho imparato tante cose, come giocare da attaccante puro e parecchi movimenti. È una scelta che rifarei, è andata bene e sono contento di quell’esperienza".
Come dicevi, sei passato a giocare come attaccante puro, come prima punta. Come è nato questo cambio di ruolo? "La squadra giocava con il 4-3-3, quindi palla a terra e molto possesso. Il mister mi ha messo in quella posizione e da lì in poi ho iniziato a giocare sempre lì, anche negli anni in cui sono tornato in Italia".
Dopo l’esperienza in Olanda sei tornato in Italia e hai iniziato a confrontarti con il calcio professionistico, prima a Crotone, poi a Frosinone e Sassuolo, dove hai vissuto due vittorie del campionato di Serie B. Che cosa hai imparato nei due percorsi che ti hanno portato alla promozione in Serie A? "Ho iniziato a conoscere il campionato di Serie B, sia a Crotone sia a Frosinone. A Frosinone è stato un anno bellissimo, anche lì con compagni fantastici. Eravamo un grande gruppo e abbiamo raggiunto un grande risultato. Ho imparato parecchie cose".
Nella scorsa stagione hai giocato al Deportivo, ottenendo un’altra promozione, questa volta in Liga. Quali sono le differenze che ti hanno colpito di più vivendo quotidianamente il calcio spagnolo? "Il calcio spagnolo è diverso, ci sono alcune differenze anche rispetto alla Serie B italiana. Lì si gioca di più palla a terra, le squadre si chiudono meno e giocano di più con la palla. Penso che l’intensità sia leggermente più alta, ma comunque sono due campionati molto difficili e con grande intensità".
Sei sempre stato molto attento ai dettagli del tuo ruolo e hai raccontato anche di studiare i grandi attaccanti del calcio europeo. Come li studi e che benefici trai da questo lavoro? "Utilizzo parecchie piattaforme per vedere le mie azioni dopo la partita o anche quelle di altri giocatori. Mi piace vedere azioni nuove, anche di grandi attaccanti europei. Mi piace provare a vedere e tentare di replicare quello che fanno".
Per un attaccante quanto conta la memoria? Riesci a dimenticare velocemente un’occasione sbagliata oppure te la porti dietro? "Dipende. L’obiettivo è cercare di fare subito un reset di quello che succede. Se fai gol, devi resettare e provare a farne un altro. Se lo sbagli, devi resettare e cercare di fare il primo. È importante a livello mentale per un attaccante".
Il tuo gol più bello? "L’ultimo contro l’Arezzo, di testa, mi è piaciuto molto".
A Verona hai ritrovato Gabriele Zappa, tuo compagno ai tempi della Primavera dell'Inter. Quando vi siete rivisti, che effetto ti ha fatto ripensare a quegli anni e vedere il percorso che avete fatto entrambi? Cosa ci racconti del vostro rapporto? "Abbiamo fatto un anno insieme in Primavera, è stato un bel periodo. Mi sono trovato molto bene con lui, è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore. È stato bello rivederlo, non lo vedevo da tanto tempo e adesso speriamo di creare nuovi ricordi insieme".
A proposito dei compagni che hai ritrovato, invece, che cosa ci dici di Iannoni? "Lui è un po’ più recente, perché abbiamo giocato insieme a Sassuolo, quindi sono stato tanto tempo con lui. Anche con Edoardo mi trovo benissimo, è un grande calciatore. Ci sta dando una grande mano e penso che continuerà così. Sono contento che sia arrivato e di condividere con lui lo spogliatoio anche quest’anno".
Nel 2025 hai deciso insieme a tuo padre e a tuo fratello di rilevare l’Arcola Garibaldina, la squadra del tuo paese, che era stata presieduta da tuo nonno. Quanto significa per te essere riuscito a portare avanti una storia di famiglia e, allo stesso tempo, dare qualcosa alla comunità in cui sei nato? "È una bella cosa. È la squadra del mio paese, dove sono cresciuto, Arcola, era la squadra di mio nonno. È stato presidente parecchi anni fa e ci teneva molto, quindi io insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di portare avanti questa cosa. Abbiamo coinvolto parecchi ragazzi del paese. È una bella cosa, dai, ci divertiamo. Seguo anche le partite dell’Arcola: abbiamo vinto il campionato l’anno scorso, quindi siamo saliti in Prima Categoria. Adesso cerchiamo di vincere anche quest'anno. Mi chiamano patron, però non ho nessun ruolo specifico all’interno della società. Fanno tutto mio padre, mia madre e mio fratello, che gioca lì".
Nel calcio si parla tanto di talento, tecnica e fisico. Tu coltivi anche passioni come il pianoforte e ti abbiamo visto giocare a scacchi, attività che richiedono pazienza, concentrazione e disciplina. Come sono nate queste passioni e quanto pensi che ti abbiano aiutato a costruire il ragazzo e il calciatore che sei oggi? "Ho fatto altre cose oltre al calcio. Gioco un po’ a scacchi e suono il pianoforte. Sono cose che mi aiutano a stare tranquillo e a essere più calmo, a ragionare di più, perché sono uno molto istintivo. Però anche negli scacchi e nel pianoforte sono istintivo, che non va bene! Cerco anche tramite quello di essere un po’ più riflessivo nelle cose, di ragionare di più". Fonte: hellasverona.it
Amichevole Primavera, sabato Hellas Verona-Mantova
La squadra di Pavanel, domani alle ore 11 in via Sogare, sfiderà i virgiliani di Graziani, formazione che milita nel campionato Primavera 2.
Tutte le news
Hellas Verona, subite 15 reti in otto giornate, 4 nei primi 10’
Solo Lecce (18) e Genoa (17) hanno subito più gol rispetto ai gialloblù. Sono 15 le reti incassate da Montipó e compagni (come il Como, ndr) in questa prima parte di campionato.
Su 5 sconfitte, sono quattro i ko dove si sono subite tre reti: contro Juve, Monza e Torino al Bentegodi ed in trasferta a Como.
Contro Lazio (5’), Torino (10’), Venezia (2’) e Monza (9’), gli scaligeri sono andati in svantaggio nei primi dieci minuti.
Nwachukwu: “Il mio obiettivo è diventare un punto fisso del Verona. L’Hellas è la squadra giusta per me”
Quinto appuntamento con 'Visti da vicino' il format dell’Hellas Verona che ci accompagnerà, ogni settimana, per tutta la stagione 2024/25, in cui i protagonisti sono i giovani gialloblù della formazione Primavera allenata da mister Paolo Sammarco. Curiosità, aneddoti, vita personale e naturalmente tanto calcio sono i temi principali di queste interviste. Nell'episodio di questa settimana andremo a scoprire la vita, privata e sportiva, di uno dei nuovi difensori della Primavera gialloblù: Samuel Nwachukwu.
Samuel, sei al tuo primo anno con l'Hellas Verona. Come stai vivendo l'inizio di questa nuova avventura? Quali sono state le tue prime impressioni del club e della squadra? “Dopo 7 anni all’Udinese ho sentito che era arrivato il momento di cambiare a livello sportivo, e per questo ho scelto il Verona. Qui mi sto trovando molto bene, anche se, purtroppo, sono incappato in qualche difficoltà a livello fisico e in questo momento sto cercando di recuperare per rientrare in forma. Quest’anno non ho avuto neanche la possibilità di fare il ritiro estivo per alcune situazioni che si erano create con l'Udinese, e sono arrivato qui a Verona con il campionato già alle porte. Detto questo, però, sono molto contento all’Hellas. La società mi ha detto che crede molto in me, nelle mie qualità e io voglio ricambiare questa fiducia”.
Com’è avvenuto il tuo passaggio dall’Udinese al Verona? “Alla fine della scorsa stagione io e l’Udinese non avevamo le stesse idee sul prosieguo del mio percorso. Ormai ero arrivato nel giro della Prima squadra, ero riuscito anche a fare l'esordio in Coppa Italia, però certe volte nella vita qualcosa non va come si pensa o come magari si è programmato e quindi ho colto al balzo la grande opportunità che mi ha dato il Verona, che ha spinto tanto per avermi. Naturalmente voglio ringraziare l'Udinese per questi 7 anni passati insieme ma, come ho detto, era il momento di cambiare aria e quindi sono convinto della mia scelta. Una volta che prendo una decisione, nel bene o nel male, la porto sempre avanti”.
Quali sono le sfide principali che hai incontrato nel tuo adattamento alla Primavera dell'Hellas, soprattutto considerando che questo è il tuo primo anno? “Sicuramente come adattamento con la squadra inizialmente è stato un po’ complesso perché sono arrivato molto tardi, a fine preparazione, quindi ho dovuto accelerare i tempi. Però, mi sono integrato subito bene grazie ai miei compagni, a mister Sammarco e al suo staff. Il mister ha un'idea di calcio molto chiara, che tutti noi vogliamo seguire al meglio per cercare di rendere al massimo possibile”.
Su cosa ti chiede di lavorare principalmente mister Sammarco? “Mi chiede di essere un leader del reparto difensivo. Penso che il Verona mi abbia scelto anche per questo, perché un difensore centrale come me, soprattutto quando gioca al centro di una difesa a 3, deve riuscire a dare alla squadra quell'attenzione e quella concentrazione necessarie per tutti i 90’. Per questo il mister richiede da me molta leadership, di guidare la squadra e, infine, anche di giocare semplice, con giocate pulite che diano sicurezza”.
Difensivamente, quali caratteristiche ti distinguono dagli altri giocatori? Quali ritieni siano i tuoi punti di forza? “I miei punti di forza sono sicuramente la mia fisicità e la velocità, perché sono un difensore abbastanza rapido che riesce ad usare bene il proprio corpo. Invece, devo migliorare nella tecnica così da riuscire a fare giocate più giuste, limitando gli errori. Penso di essere a un buon punto, anche se cerco di arrivare sempre al massimo livello del mio potenziale e di non accontentarmi, perché a volte dare il 100% non basta, bisogna arrivare al 200%. Con la mia prestanza fisica può succedere che riesca a fermare gli avversari anche non dando il mio massimo, ma io so che per arrivare a giocare in Prima squadra devo sempre riuscire a superare i miei limiti e dimostrare a tutti che sto dando di più di quello che dovrei dare, solo così potrò raggiungere il mio obiettivo”.
La stagione è appena cominciata. Quali sono i tuoi obiettivi personali e cosa speri di raggiungere insieme alla squadra? “Come obiettivo di squadra il primo traguardo è raggiungere la salvezza e mantenere così la categoria. Poi se saremo bravi ad arrivare qualche posizione più avanti ben venga. Il campionato di Primavera 1 è molto difficile quest’anno, con tre retrocessioni, però per noi giocatori è anche stimolante perché possiamo crescere molto, e la società fa di tutto per valorizzarci al meglio. Personalmente vorrei arrivare in Prima squadra ed essere un punto fisso del Verona, questo è il mio obiettivo”.
C'è un difensore, sia in squadra che fuori, che consideri un modello di ispirazione per migliorare le tue prestazioni? “Come punto di riferimento ho Coppola. È un giocatore giovane, che ha fatto la stessa trafila che stiamo facendo noi del Settore Giovanile, e adesso è un tassello fondamentale della Prima squadra e per questo dico che per me rappresenta un modello da seguire. Poi sicuramente ci sono anche i giocatori più esperti, come Dawidowicz e Magnani, che sono in Serie A da tanto e hanno qualcosa in più a livello di esperienza e da loro si può imparare tanto”.
Cosa ti ha spinto a scegliere l'Hellas Verona? Cosa ti ha attratto di più di questo progetto? “Mi ha convinto vedere il modo in cui lavorano con i giovani, come riescono a valorizzarli. Negli ultimi anni ho visto diversi ragazzi uscire dal Settore Giovanile e ora giocare a livelli importanti. Sono sicuro che il Verona sia la squadra giusta per me”.
Raccontaci qualcosa del tuo esordio in Coppa Italia con la maglia dell’Udinese… “È stato un esordio bello, molto emozionante, perché comunque l'ho fatto nello stadio di casa, nella città dove sono cresciuto. Mi ricordo che all'inizio, in pullman, ero un po’ nervoso, però una volta entrato in campo ho pensato solamente a dare il mio apporto alla squadra e a godermi il momento, cercando di far vedere tutte le mie qualità”.
Quando hai iniziato a giocare a calcio? “Ho iniziato a giocare quando avevo 6 anni. La passione me l'ha trasmessa mio zio Claudio. Da piccolo giocavo sempre con lui in giardino e diciamo che mi sono abituato subito a giocare contro avversari più grandi. All’inizio non mi sono iscritto in nessuna squadra di calcio e giocavo solo con lui ed è proprio mio zio ad avermi trasmesso la voglia di giocare a calcio”.
Venendo da un'altra realtà, com'è stato per te adattarti alla città di Verona e alla vita in questo nuovo ambiente? “Qualche difficoltà iniziale l’ho trovata, com’è normale. Per esempio, non sapevo bene come muovermi, non sapevo cosa si potesse fare o cosa no, però ora che sono passati due mesi mi sono ambientato e sto bene, sono tranquillo. Sono in una bella squadra e ho incontrato degli ottimi amici, che vivono con me in convitto. Qui non ci manca niente, veniamo trattati bene, abbiamo tutto quello che ci serve per poter studiare, riposare e rendere al massimo”.
Hai legato particolarmente con qualche compagno di squadra? “Mi verrebbe da dire che mi trovo bene con tutti in squadra, però naturalmente ho più rapporto con i ragazzi che vivono insieme a me in convitto come Agbonifo, Cisse, Ravasio, Barry, Philippe, Jablonski, Fagoni e Nwanege. Ma in generale con tutti, anche quelli che adesso non ho nominato”.
Come te la cavi con le lingue straniere? Hai deciso di proseguire gli studi dopo le superiori? “Io sono di madrelingua inglese, visto che è la lingua di mio padre. Ora sto imparando anche il francese, quindi non ho particolari difficoltà a comunicare con i compagni. Per quanto riguarda invece il mio percorso di studio, dopo essermi diplomato lo scorso anno, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza. Penso che sia importante studiare, perché non si sa mai cosa può succedere nella carriera di un giocatore, e comunque è un tipo di lavoro 'breve', che finisce verso i 35 o 40 anni. Quindi bisogna anche pensare al futuro”.
Fuori dal campo, cosa ti piace fare per rilassarti? Hai qualche passione o hobby particolare che ti aiuta a staccare dal calcio? “A me piace tanto seguire il basket, soprattutto l’NBA. Sono un grande fan, seguo le partite e gioco al videogioco. Il mio giocatore preferito è Ja Morant dei Memphis Grizzlies. È un giocatore giovane, che però è già leader indiscusso di una squadra che, seppur non sia una franchigia accreditata a vincere il titolo finale, lotta comunque sempre per provare ad arrivare fino in fondo. Credo che grazie a lui i suoi compagni riescano a rendere al meglio, e questo è quello che cerco di fare anch’io in squadra. Per me questa è la vera leadership, quella a cui mi ispiro, ovvero la capacità di far uscire il meglio dai propri compagni, dando in primis l’esempio”.
Chi pensi sia il giocatore più rapido della squadra? “I più veloci sono Agbonifo e Philippe. Però, secondo me, quando mi sarò rimesso a posto fisicamente, anch’io posso dire la mia, e non sarà facile battermi in velocità. Detto questo loro due sono veramente rapidi e per noi la loro velocità è un’arma in più da usare in partita”.
Chi pensi sia il più tecnico della squadra e anche chi abbia, secondo te, il tiro migliore? “I più tecnici, per come controllano il pallone, per come giocano nello stretto e per la loro pulizia nei passaggi sono Pavanati, Monticelli e Devoti. Per quanto riguarda il miglior tiro, sui calci di punizione se la giocano Agbonifo, Monticelli e Scharner, ma sul tiro in generale direi tutti gli attaccanti”.
C’è qualcuno che vuoi ringraziare per il tuo percorso di crescita che ti ha portato fino a qui? “Sì, sicuramente vorrei ringraziare mia madre e mio padre, Mary e John. Mio papà è quello che si interessa un po’ di più al calcio, e oltre a venire a vedere le partite mi chiama spesso, mi riempie di consigli e a volte è molto severo. Non mi dà tanti suggerimenti a livello calcistico, ma più a livello caratteriale e comportamentale, sul come approcciare le partite. Mi dice di dare il massimo, mi bacchetta e non gli va bene mai niente, ma io so che lo fa perché conosce le mie qualità e vuole sempre vedermi migliorare e superare ogni volta i miei limiti. Oltre la mia famiglia devo ringraziare Dio per la forza che mi dà ogni giorno. Penso che Dio abbia dato a ognuno delle qualità e una strada, quindi sta a noi seguirla, impegnandosi ogni giorno per raggiungere il proprio obiettivo in questo percorso che lui ci ha donato. Infine, voglio ringraziare tutti i mister e gli staff con cui ho lavorato. In particolare, per l’ultimo periodo, ringrazio mister Sammarco, il direttore Margiotta e tutti coloro che mi aiutano ogni giorno per raggiungere i miei obiettivi”. Fonte: hellasverona.it
Atalanta-Hellas Verona, arbitra Feliciani
Per Atalanta-Hellas Verona, incontro valido per la 9ª giornata di Serie A Enilive 2024/25, in programma sabato 26 ottobre alle ore 20.45, al Gewiss Stadium di Bergamo, è stato designato l’arbitro Ermanno Feliciani della sezione AIA di Teramo. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Bercigli e Di Gioia, IV uomo Marinelli, VAR Massa, AVAR Marini. Foto AIA
Cuore Gialloblù, Ghilardi il più votato contro il Monza
È Daniele Ghilardi il vincitore dell'8ª tappa di Cuore Gialloblù, il sondaggio che da otto anni permette ai tifosi di eleggere, tramite i voti nelle Instagram Stories del Verona, il calciatore dell'Hellas che più si è distinto in ogni singola gara di campionato. Il difensore classe 2003, alla sua seconda presenza da titolare in Serie A consecutiva, è stato votato dai tifosi come miglior gialloblù del match dello scorso lunedì sera, Hellas Verona-Monza. Nei suoi 94' minuti totali disputati, il numero 87 ha ingaggiato venti duelli, intercettato due palloni e ha realizzato due conclusioni verso lo specchio della porta, entrambe con un colpo di testa, respinte da Turati in tuffo. Al secondo gradino del podio troviamo Reda Belahyane. Il numero 6 gialloblù è stato il secondo giocatore ad aver effettuato il maggior numero di passaggi (66) tra i suoi compagni, secondo solamente a Giangiacomo Magnani(71). Belahyane, inoltre, è risultato anche il calciatore ad aver sottratto più volte la sfera all'avversario con un tackle (4) considerando entrambe le squadre.
Chiude il podio Casper Tengstedt. L'attaccante danese ha realizzato tre cross e tre tiri durante l'arco della gara. In particolare, il numero 11 gialloblù ha messo in difficoltà l'estremo difensore ospite negli ultimi minuti del primo tempo, quando dopo aver superato Pedro Pereira con un tunnel, è andato alla conclusione con un insidioso diagonale da posizione defilata, contrastato poi da Turati.
CUORE GIALLOBLÙ - LA CLASSIFICA 2024/25
Belahyane 15
Tchatchoua 6
Tengstedt 6
Duda 4
Montipò 4
Mosquera 4
Ghilardi 3
Kastanos 2
Lazovic 2
Suslov 2
1° classificato: 3 punti; 2° classificato: 2 punti; 3° classificato: 1 punto.
VINCITORI DI GIORNATA
1a Hellas Verona-Napoli: Daniel Mosquera
2a Hellas Verona-Juventus: Ondrej Duda
3a Genoa-Hellas Verona: Jackson Tchatchoua
4a Lazio-Hellas Verona: Reda Belahyane
5a Hellas Verona-Torino: Reda Belahyane
6a Como-Hellas Verona: Lorenzo Montipò
7a Hellas Verona-Venezia: Casper Tengstedt
8a Hellas Verona-Monza: Daniele Ghilardi. Fonte: hellasverona.it
Info biglietti Lecce-Hellas Verona
Unione Sportiva Lecce ha comunicato le informazioni relative ai biglietti del Settore Ospiti per la gara Lecce-Hellas Verona, 10ª giornata di Serie A Enilive 2024/25, in programma martedì 29 ottobre (ore 18.30) allo stadio 'Ettore Giardiniero - Via del Mare' di Lecce.
INIZIO PREVENDITA
La prevendita relativa al Settore Ospiti è già attiva e lo sarà fino alle ore 19 di lunedì 28 ottobre.
DOVE ACQUISTARE
- Online sul sito Vivaticket
- Punti vendita Vivaticket
PREZZO
- Intero: 19€ + commissioni
- Under 14: 9€ + commissioni
RESTRIZIONI
Vendita dei tagliandi per i residenti nella regione Veneto esclusivamente per il Settore Ospiti e solo se
sottoscrittori del programma di fidelizzazione 'Non vi lasceremo mai' di Hellas Verona FC.
INFO UTILI
Parcheggio Tifosi Ospiti: è prevista in forma permanente, all’interno dell’area prospiciente la porta N.
7 (Distinti Sud/Est/Settore Ospiti), l’istituzione di una zona di parcheggio riservata agli autobus e ai
veicoli dei tifosi ospiti con ingresso ed uscitadalla S.P. 364 San Cataldo-Lecce. Fonte: hellasverona.it
Cruz: “Continuiamo a lavorare per tornare nel miglior modo possibile”
Iniziando un lungo percorso, ma con la voglia e l'entusiasmo di sempre. Continuiamo a lavorare per tornare nel miglior modo possibile. Il messaggio ed il frame del video pubblicato su Instagram dall’attaccante dell’Hellas Verona, Juan Manuel Cruz. L’argentino classe 1999 è stato sottoposto ad intervento chirurgico in Finlandia lo scorso agosto a seguito della rottura del tendine diretto del retto femorale destro.
Hellas Verona, allenamento questa mattina
I gialloblù di Zanetti proseguono la preparazione, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, in vista della sfida in programma sabato a Bergamo contro l’Atalanta.
23 Ottobre 1985, il primo derby italiano in Europa. Hellas Verona-Juventus 0-0
Allo stadio Bentegodi, mercoledì 23 Ottobre 1985, va in scena il primo derby italiano nella storia delle coppe europee. Ottavi di finale della Coppa dei Campioni. L'Hellas
Verona di Osvaldo Bagnoli contro la Juventus di Giovanni Trapattoni. Di fronte ai campioni d'Italia, la corazzata bianconera detentrice della triste coppa dalle grandi orecchie, macchiata dalla tragedia dell'Heysel. Al triplice fischio finale, nonostante una partita a senso unico dominata per 70' dai gialloblù, con 20 calci d'angolo battuti ed una serie innumerevole di azioni offensive, il risultato è bloccato sullo 0-0. Il primo derby italiano in Europa si concluderà due settimane dopo, con lo scandaloso arbitraggio di Wurtz. Foto:
freeforumzone.com
Giudice Sportivo, multa di 2.500 euro all’Hellas Verona
Ammenda di 2.500 euro al club gialloblù “per avere suoi sostenitori, al 34° del secondo tempo, lanciato una bottiglietta di plastica sul terreno ed una nel recinto di giuoco; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS”.
Hellas Verona, una giornata di squalifica a Duda
Il Giudice Sportivo ha fermato per un turno il centrocampista slovacco gialloblù “per comportamento scorretto nei confronti di un avversario; già diffidato (Quinta sanzione)”. Ondrej Duda non sarà quindi a disposizione di Zanetti sabato a Bergamo contro l’Atalanta.