Serie BKT 2026/27, i numeri delle prime cinque giornate
Il campionato di Serie BKT si conferma uno dei tornei più imprevedibili ed equilibrati (dalla 6° alla 20° ci sono sei punti di differenza). In questo inizio di stagione c'è qualcosa in più. Le prime cinque giornate della 2026/2027 dicono che si segna di più, si tira di più e, soprattutto, si gioca di più. I dati delle prime 50 partite ufficiali parlano chiaro e testimoniano una crescita costante in quasi tutti i principali indicatori statistici, confermando i numeri già pubblicati dei primi tre turni di campionato.
Pioggia di gol
Il primo dato che balza all'occhio è quello relativo alle reti segnate. Nelle prime 5 giornate sono stati messi a segno ben 132 gol totali, stabilendo una media di 2,64 gol a partita. Si tratta del dato più alto delle ultime cinque stagioni, superando i 129 gol dello scorso anno (media 2,58) e staccando nettamente la stagione 2023/2024, quando le reti erano state "solo" 111 (media 2,22).
Si calcia a rete senza paura
Dietro a questa impennata di gol c'è una mentalità decisamente più offensiva da parte degli allenatori. Le squadre non si nascondono e cercano la via della rete con maggiore insistenza: i tiri totali sono schizzati a 1.383 (con una media di 27,66 conclusioni a partita). Nelle quattro stagioni precedenti la media dei tiri non aveva mai superato la soglia dei 26 per match, toccando il punto più basso nel 2022/2023 con 24,8 conclusioni a partita.
Più tempo effettivo, meno interruzioni
Un'ottima notizia per lo spettacolo arriva dal cronometro. Il tempo effettivo di gioco ha subìto una sterzata: nelle prime 5 giornate si è giocato in media per 57 minuti e 7 secondi a partita. È il dato più alto del quinquennio analizzato, con un incremento netto di quasi sette minuti rispetto alla scorsa stagione (ferma a 50 minuti e 49 secondi) e al torneo 2022/2023 (50 minuti e 10 secondi). Meno proteste, meno perdite di tempo e più calcio giocato.
Il Rinascimento del gol italiano
Il trend più interessante per il nostro movimento calcistico riguarda l'efficacia dei calciatori italiani. Ben 91 gol portano la firma di giocatori azzurri. Il dato è il più alto delle ultime stagioni, superando i 90 gol del 2024/2025 e staccando nettamente i 76 gol dello scorso campionato. A guidare questa speciale classifica c'è Francesco Ruocco a quota 4 gol, primo degli italiani per gol e secondo nella classifica generale dietro a Christian Shpendi, attualmente in testa al Pablito con sei reti. Alle loro spalle spingono forte bomber come Raffaele Russo, Andrea Silipo, Antonio Di Nardo e Federico Bonazzoli, tutti già a quota 3. Fonte: legab.it
Mulattieri: “Hellas Verona squadra importante, con una tifoseria magnifica. È bellissimo giocare al Bentegodi”
Samuele, partiamo da Verona. Cosa ti ha convinto ad accettare questa nuova sfida e a scegliere l’Hellas? "Ho scelto Verona perché è una squadra importante, con una tifoseria magnifica. Sono molto contento di aver fatto questa scelta perché sono arrivato e ho trovato un gruppo fantastico. Spero che ci toglieremo tante soddisfazioni insieme".
Sei arrivato in estate dopo un’esperienza in Spagna al Deportivo. Che cosa cercavi da questa nuova sfida e che cosa hai trovato qui a Verona? "Cercavo una squadra con la quale poter dimostrare le mie qualità e cercare di aiutarla a raggiungere un obiettivo importante. L’importante sarà il lavoro giornaliero, che ci aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi".
Hai già segnato tre gol con questa maglia, compreso quello decisivo a Cagliari che ha regalato al Verona il passaggio del turno in Coppa Italia e che ti è valso il premio di Man of the Match. Quanto ti hanno dato a livello di fiducia questi primi gol? "Fare gol è sempre importante, è sempre bello e ti dà molta fiducia. L’importante è non smettere e mantenere sempre alte le prestazioni. Conta la prestazione e che la squadra raggiunga l’obiettivo".
Che impressione ti ha fatto il primo impatto con il Bentegodi e con il pubblico gialloblù, soprattutto dopo aver vissuto un’emozione grande come la vittoria del derby? "Il Bentegodi è uno stadio incredibile e la tifoseria è veramente magnifica. È bellissimo giocarci, ed è stupenda l’emozione dopo aver vinto sia con l’Arezzo sia contro il Vicenza nel derby. Noi dobbiamo cercare di spingere sempre per dare ai tifosi quello che meritano".
Adesso riavvolgiamo un po’ il nastro e ripercorriamo insieme alcune tappe che ti hanno portato fin qui. Il tuo percorso parte dallo Spezia, vicino casa. Che ricordo hai di quel Samuele che iniziava a sognare di diventare calciatore? "Fino a 16-17 anni nella mia testa non lo vedevo come un lavoro, pensavo solo a divertirmi. Poi ho fatto bene un anno in Primavera, ho esordito in Prima squadra e da lì ho pensato che il calcio sarebbe potuto diventare più di una passione. Spezia è la città dove sono cresciuto, sono stati anni bellissimi in cui mi sono formato come uomo e come giocatore, quindi ho dei bellissimi ricordi".
Poi arriva l’Inter. Che cosa ha rappresentato per te, da ragazzo, entrare in un Settore Giovanile così importante e confrontarti con allenatori e giocatori di questo livello? "Ho fatto due anni in Primavera all’Inter, è stata anche lì un’esperienza molto bella. Ho avuto la possibilità di allenarmi qualche volta con la Prima squadra e di imparare da calciatori molto forti. Ero molto giovane, quindi è stata un’esperienza che ha contribuito a darmi tante cose che mi sono portato dietro".
A 19 anni hai scelto di andare in Olanda, al Volendam. Come ti ha cambiato quell’esperienza, come calciatore e come ragazzo? "È stato il primo anno da professionista che ho fatto nella mia carriera, dopo la Primavera. È stata una decisione importante: all’ultimo giorno di mercato ho deciso di andare lì. Mi aveva impressionato quando ho ricevuto il messaggio dal direttore e dal mister, Wim Jonk, con cui mi sono trovato molto bene. Lì ho imparato tante cose, come giocare da attaccante puro e parecchi movimenti. È una scelta che rifarei, è andata bene e sono contento di quell’esperienza".
Come dicevi, sei passato a giocare come attaccante puro, come prima punta. Come è nato questo cambio di ruolo? "La squadra giocava con il 4-3-3, quindi palla a terra e molto possesso. Il mister mi ha messo in quella posizione e da lì in poi ho iniziato a giocare sempre lì, anche negli anni in cui sono tornato in Italia".
Dopo l’esperienza in Olanda sei tornato in Italia e hai iniziato a confrontarti con il calcio professionistico, prima a Crotone, poi a Frosinone e Sassuolo, dove hai vissuto due vittorie del campionato di Serie B. Che cosa hai imparato nei due percorsi che ti hanno portato alla promozione in Serie A? "Ho iniziato a conoscere il campionato di Serie B, sia a Crotone sia a Frosinone. A Frosinone è stato un anno bellissimo, anche lì con compagni fantastici. Eravamo un grande gruppo e abbiamo raggiunto un grande risultato. Ho imparato parecchie cose".
Nella scorsa stagione hai giocato al Deportivo, ottenendo un’altra promozione, questa volta in Liga. Quali sono le differenze che ti hanno colpito di più vivendo quotidianamente il calcio spagnolo? "Il calcio spagnolo è diverso, ci sono alcune differenze anche rispetto alla Serie B italiana. Lì si gioca di più palla a terra, le squadre si chiudono meno e giocano di più con la palla. Penso che l’intensità sia leggermente più alta, ma comunque sono due campionati molto difficili e con grande intensità".
Sei sempre stato molto attento ai dettagli del tuo ruolo e hai raccontato anche di studiare i grandi attaccanti del calcio europeo. Come li studi e che benefici trai da questo lavoro? "Utilizzo parecchie piattaforme per vedere le mie azioni dopo la partita o anche quelle di altri giocatori. Mi piace vedere azioni nuove, anche di grandi attaccanti europei. Mi piace provare a vedere e tentare di replicare quello che fanno".
Per un attaccante quanto conta la memoria? Riesci a dimenticare velocemente un’occasione sbagliata oppure te la porti dietro? "Dipende. L’obiettivo è cercare di fare subito un reset di quello che succede. Se fai gol, devi resettare e provare a farne un altro. Se lo sbagli, devi resettare e cercare di fare il primo. È importante a livello mentale per un attaccante".
Il tuo gol più bello? "L’ultimo contro l’Arezzo, di testa, mi è piaciuto molto".
A Verona hai ritrovato Gabriele Zappa, tuo compagno ai tempi della Primavera dell'Inter. Quando vi siete rivisti, che effetto ti ha fatto ripensare a quegli anni e vedere il percorso che avete fatto entrambi? Cosa ci racconti del vostro rapporto? "Abbiamo fatto un anno insieme in Primavera, è stato un bel periodo. Mi sono trovato molto bene con lui, è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore. È stato bello rivederlo, non lo vedevo da tanto tempo e adesso speriamo di creare nuovi ricordi insieme".
A proposito dei compagni che hai ritrovato, invece, che cosa ci dici di Iannoni? "Lui è un po’ più recente, perché abbiamo giocato insieme a Sassuolo, quindi sono stato tanto tempo con lui. Anche con Edoardo mi trovo benissimo, è un grande calciatore. Ci sta dando una grande mano e penso che continuerà così. Sono contento che sia arrivato e di condividere con lui lo spogliatoio anche quest’anno".
Nel 2025 hai deciso insieme a tuo padre e a tuo fratello di rilevare l’Arcola Garibaldina, la squadra del tuo paese, che era stata presieduta da tuo nonno. Quanto significa per te essere riuscito a portare avanti una storia di famiglia e, allo stesso tempo, dare qualcosa alla comunità in cui sei nato? "È una bella cosa. È la squadra del mio paese, dove sono cresciuto, Arcola, era la squadra di mio nonno. È stato presidente parecchi anni fa e ci teneva molto, quindi io insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di portare avanti questa cosa. Abbiamo coinvolto parecchi ragazzi del paese. È una bella cosa, dai, ci divertiamo. Seguo anche le partite dell’Arcola: abbiamo vinto il campionato l’anno scorso, quindi siamo saliti in Prima Categoria. Adesso cerchiamo di vincere anche quest'anno. Mi chiamano patron, però non ho nessun ruolo specifico all’interno della società. Fanno tutto mio padre, mia madre e mio fratello, che gioca lì".
Nel calcio si parla tanto di talento, tecnica e fisico. Tu coltivi anche passioni come il pianoforte e ti abbiamo visto giocare a scacchi, attività che richiedono pazienza, concentrazione e disciplina. Come sono nate queste passioni e quanto pensi che ti abbiano aiutato a costruire il ragazzo e il calciatore che sei oggi? "Ho fatto altre cose oltre al calcio. Gioco un po’ a scacchi e suono il pianoforte. Sono cose che mi aiutano a stare tranquillo e a essere più calmo, a ragionare di più, perché sono uno molto istintivo. Però anche negli scacchi e nel pianoforte sono istintivo, che non va bene! Cerco anche tramite quello di essere un po’ più riflessivo nelle cose, di ragionare di più". Fonte: hellasverona.it
Amichevole Primavera, sabato Hellas Verona-Mantova
La squadra di Pavanel, domani alle ore 11 in via Sogare, sfiderà i virgiliani di Graziani, formazione che milita nel campionato Primavera 2.
Tutte le news
Cagliari-Hellas Verona, venduti ad ora 348 biglietti del Settore Ospiti
Per la sfida in programma domani alle ore 20:45 alla Unipol Domus, sono stati acquistati al momento 348 tagliandi dai tifosi scaligeri. La capienza è di 415 posti. La prevendita termina alle ore 19.
Hellas Verona, rifinitura per i gialloblù. Nel pomeriggio la partenza per Cagliari
Ultimo allenamento questa mattina per la squadra di Zanetti, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, alla vigilia dell’anticipo della quattordicesima giornata della Serie A Enilive 2024/25. Al termine della rifinitura, pranzo e partenza in charter per Lazovic e compagni.
Buon compleanno
Tanti auguri a… Destiny Udogie. L’ex difensore dell’Hellas Verona compie 22 anni. Festeggia anche l’ex allenatore gialloblù, Fabio Grosso.
Zanetti: “In ritiro c’è stato un confronto acceso, ma nessuno ha alzato le mani, solo discussioni”
Mister, qual è stata la prima domanda che si è fatto durante questo ritiro e che risposte vorrebbe trovare?" L’unica cosa che conta è la partita di Cagliari. Quello che è successo sabato ci ha scosso, ma la scossa deve farci tirare fuori qualcosa in più. Siamo andati in ritiro per confrontarci e preparare al meglio questa partita. Ripeto che possiamo ancora giocarci il campionato, se saremo bravi a reagire a questo momento con grande orgoglio, lasciandoci quello che è successo alle spalle. Devo trasmettere questo ai ragazzi, analizzando quello che è successo per fare in modo che non accada mai più”.
A sé stesso cosa chiede in questo momento? “A me stesso chiedo sempre di più e la faccia ce la metto sempre. Sono fatto così di carattere, tiro fuori tutto quello che penso esponendomi, forse anche troppo. Devo dare il massimo, senza rimpianti, come faccio sempre. Sono una persona che va in difficoltà quando ha la percezione di non aver dato il massimo. Venerdì servirà che tutti daremo in campo più del 100%".
È servito il ritiro di questa settimana? Ci sono stati dei confronti particolari? “Se sia servito o meno lo sapremo venerdì. Contano i fatti, il risultato. Abbiamo usato tutto il tempo a disposizione in funzione della partita e del Verona. Ci siamo tolti tutto ciò che è importante per noi per pensare solo a quello che stiamo facendo. I confronti ci sono stati ma niente di grave, cose normali che accadono in questi momenti se c’è dell’orgoglio, della voglia di non accettare le situazioni negative. C’è la voglia di ribaltare queste situazioni, trasformandole in prestazioni. Conta solo questo, contano i fatti e dobbiamo dimostrarlo in campo. Se ci servirà più tempo lo faremo ancora. A questo è servito il ritiro: abbiamo usato tutto il nostro tempo per il Verona”.
Ci saranno scelte drastiche per quanto riguarda la formazione di venerdì? "Penso che in questo momento si riparta da zero. La valutazione della settimana è determinante, non tutti affrontano questi momenti allo stesso modo. Ci sono ragazzi che non hanno mai vissuto nella loro vita un situazione simile, sono cose che all’estero non succedono e ho dovuto spiegare loro perché lo facciamo. Farò delle valutazioni in base alla settimana: andrà in campo chi mi ha fatto vedere che ha a cuore le sorti del Club e della maglia che indossa”.
In questo campionato spesso dopo un periodo negativo è arrivata una grande prestazione, cosa dobbiamo aspettarci venerdì? “L’acqua alla gola per noi non riguarda la posizione in classifica. I problemi li abbiamo noi come li hanno anche gli altri. Ad oggi siamo dentro l’obiettivo con la possibilità di raggiungerlo. L’acqua alla gola è arrivata per un’asticella che abbiamo voluto mantenere alta. Quando non diamo il massimo per noi diventa motivo di reazione, di far vedere quello che dobbiamo fare. Il messaggio che dobbiamo far passare è che sul campo diamo tutto. Si può perdere contro l’Inter o contro l’Atalanta, sono grandi squadre, ma va fatto in modo diverso, dando un’impressione diversa. Questa piazza ce l’ha nel DNA: non mollare mai, lottare nelle difficoltà, stare dentro questi momenti che sono già capitati anche negli scorsi anni. Oggi ci sentiamo scarsi, inadeguati, come se stessimo retrocedendo, ma la realtà delle cose è che abbiamo tutte le carte in regola per fare il nostro campionato. A noi per primi dà fastidio vivere questa situazione, quando diamo l’impressione di non crederci veramente. Ci siamo sentiti non veramente dentro quello che dovevamo fare, quando è successo abbiamo reagito e non ci siamo nascosti. Nascondersi non fa parte né della mentalità del Club né di quella dell’allenatore. La ricerca di una continuità dal punto di vista della mentalità è il lavoro quotidiano che dobbiamo fare, in un gruppo che ha delle difficoltà a farlo e trova questo aspetto con alti e bassi. Una reazione ci deve essere, la ricerchiamo e ci deve essere per forza".
Quello di venerdì sarà anche uno scontro diretto, come vi siete preparati da questo punto di vista? “È una gara importante per entrambe le squadre. Il Cagliari ha già passato un momento simile al nostro, la differenza sta nella condizione psicologica nostra e loro. I valori e gli obiettivi delle due squadre sono gli stessi. Andremo in un campo caldo a giocare al massimo la nostra partita. Poi sarà il campo a parlare, ma dal punto di vista della mentalità abbiamo l’obbligo di fare di più al di là dell’avversario. C’è ancora una grossa fetta di campionato da giocare, pensiamo a quello che dobbiamo fare, che è l’unica cosa che conta. Deve essere chiaro che per noi conta solo la salvezza. Bisogna avere la capacità e la lucidità di gestire questi momenti: dobbiamo averla io, il Club, ma anche i giocatori, che devono andare in campo senza pensieri, senza paura, per dare il massimo per il Verona”.
Ha trovato la cura per farsi capire dai suoi giocatori dopo gli errori dell'ultima partita?“Non seguendo quello che avevamo preparato in settimana i calciatori non hanno tradito me, ma hanno interpretato individualmente delle situazioni in un momento di difficoltà. Siamo stati passivi pensando in maniera individuale, cosa che non andava fatta. Abbiamo lavorato tanto per migliorare questi momenti. Bisogna essere concentrati dal primo minuto all’ultimo e mettere in campo ciò che si prova in settimana. Da lì in poi partono i discorsi. Le cose devono essere chiare, ma non colpevolizzo nessuno. Io ho sbagliato, ma è importante, se vogliamo imparare qualcosa, che il pensiero sia comune. I giocatori sono tutti con me, ma non dobbiamo più sbagliare. Per non farlo bisogna essere concentrati, fare fatica tutti insieme. La mentalità deve essere questa. Bisogna fare in modo che questa avventura sia al primo posto nella nostra vita. Questa missione per me è al primo posto, non esiste nient’altro, per questo viaggio a testa alta, non ho paura di quello che sarà venerdì. Faccio il massimo per quello che posso fare, per fare in modo di fare una grande prestazione venerdì, ma ho bisogno della squadra. Ho bisogno che questo pensiero sia dentro al cuore di tutti i miei giocatori. Da questo punto in poi possiamo parlare di tattica, ma la tattica va tramutata sul campo con i fatti. Siamo una squadra, un gruppo di lavoro che deve avere una mentalità chiara. Questo fa fare la prestazione, non so se fa vincere la partita ma fa fare la prestazione, senza si va avanti con alti e bassi. Questo è il nostro problema che io non ho ancora risolto. Non devono essere i tifosi a cambiarci, siamo noi che dobbiamo trascinare loro, la storia del Club va rispettata con le prestazioni”.
La sentono i giocatori quest’appartenenza?“Devono, e se la esprimono a parole devono dimostrarla poi anche sul campo. Ad esempio sabato, si parte bene, siamo in partita, dopodiché subiamo un gol, che ci può stare contro l'Inter. Ciò che non ci sta è prenderne poi altri quattro in 14 minuti. Sono stato indifendibile io ma come lo siamo tutti. Le reazioni che non ci sono mettono in crisi chiunque. Tutti dobbiamo prenderci veramente le nostre responsabilità”.
In ritiro è vero che c’è stato un confronto acceso tra alcuni giocatori? “C'è stato un confronto acceso, ma nessuno ha alzato le mani, solo discussioni. Questo però significa che abbiamo dentro qualcosa, che l’umiliazione subita ci ha fatto male e che c’è un orgoglio dal quale ripartire. Ripeto però, non è successo nulla di grave”.
Quanto possono essere importanti i giocatori della vecchia guardia in questo momento? “I giocatori più esperti devono trascinare insieme all’allenatore un gruppo di ragazzi che si trova qui e che ha bisogno di altri che prendano in mano la situazione. In ritiro l’ho visto, ho visto questa voglia di provare a cambiare. Il nostro non è un gruppo che non va d’accordo, ma che deve alzare il livello della mentalità. Bisogna dimostrarlo però sul campo. A gestire le situazioni ci siamo io e il Direttore Sportivo, ma poi è il campo che deve far vedere che un giocatore è importante. Lo fa avendo un atteggiamento sempre giusto, cercando di reagire subito quando si sbaglia. La vera mano va data in campo da parte di tutti”. Fonte: hellasverona.it
Cagliari-Hellas Verona, venduti ad ora 312 biglietti del Settore Ospiti
Per la sfida in programma venerdì 29 Novembre alle ore 20:45 alla Unipol Domus di Cagliari, sono stati acquistati al momento 312 tagliandi dai tifosi scaligeri. La capienza è di 415 posti. La prevendita termina giovedì alle ore 19.
Cagliari-Hellas Verona, arbitra Mariani
Per Cagliari-Hellas Verona, 14ª giornata della Serie A Enilive 2024/25 in programma venerdì 29 novembre alle ore 20:45 all’Unipol Domus, è stato designato l’arbitro Maurizio Mariani della sezione AIA di Aprilia. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Palermo e Cipriani, IV uomo Fourneau, VAR Nasca, AVAR Paterna. Foto AIA
Zanetti: “Una reazione ci deve essere per forza. A Cagliari giocherà chi ha a cuore le sorti del club e della maglia che indossiamo”
“L’unica cosa che conta è la partita di Cagliari. Quanto accaduto ha scosso noi e tutti. In ritiro ci siamo tolti le nostre libertà, guardandoci dentro e confrontandoci. Dobbiamo ora usare tutte le energie per fare meglio, anche perché abbiamo ancora tutte le possibilità di giocarci il nostro campionato. Dobbiamo reagire con grande orgoglio e voglia di dimostrare che non possiamo essere questi.
Chiedo sempre di più da me stesso, la faccia ce la metterò sempre, per me è normale. Non ho mai rimpianti, anche se posso sbagliare. Devo e voglia fare ancora di più, insieme ai miei giocatori. Tutti dobbiamo dare di più del 100%.
Se il ritiro è servito o meno, lo sapremo venerdì. Quello che contano sono solo i fatti. Tutto in funzione del bene dell’Hellas.
I confronti ci sono stati, nessuno è morto, sono cose normali che accadono se c’è il fuoco dentro e l’orgoglio. C’è soprattutto la voglia di ribaltare questa situazione con prestazioni in campo. Al di là della punizione in sé che è un termine sbagliato, abbiamo deciso di fare il ritiro per usare tutto il tempo a nostra disposizione solo per il Verona.
Sì riparte da zero in questo momento. La valutazione della settimana è determinante. Qualche ragazzo non ha mai vissuto questo, specie agli stranieri. In campo a Cagliari scenderà chi ha a cuore le sorti del club e della maglia che indossiamo.
L’acqua alla gola non è certo per la posizione di classifica. I problemi ce li abbiamo noi, come gli altri. Abbiamo ampiamente la possibilità di raggiungere il nostro obiettivo. Il messaggio è che dobbiamo morire sul campo, mettendoci il cuore. Si può perdere, ma in maniera diversa. I giocatori sono tutti con me. Impazzisco a stare in ritiro, non vedo la mia famiglia da giorni, ma per me questa missione è al primo posto e per questo viaggerò sempre a testa alta. Faremo il massimo per fare la prestazione venerdì, ma ho bisogno della squadra. Se c’è bisogno, staremo in ritiro sino a giugno.
Questa piazza ha nel dna le caratteristiche di non mollare mai e di lottare, sempre, nelle difficoltà.
Abbiamo quattro punti in più dell’anno scorso e abbiamo tutte le carte in regola per fare il nostro campionato. Ci dà fastidio però dare l’impressione di non crederci pienamente.
Il gruppo ha difficoltà, ci sono stati troppi alti e bassi, ma noi ci teniamo e proviamo tutte le possibilità. Una reazione ci deve essere per forza, altrimenti continueremo a cercare altre chiavi. Servono i fatti e non le chiacchiere.
A Cagliari sarà una gara importante per entrambi. Arriviamo da momenti diversi, i punti sono più o meno quelli, la differenza sta nello stato mentale delle due squadre. Andremo in un campo caldo e noi abbiamo l’obbligo di fare il massimo.
L’unica cosa che conta è che a fine campionato il Verona sia salvo. Lo spirito però deve essere diverso. Dobbiamo fare di più e tirare fuori gli attributi, come direbbe giustamente un ultras.
Da questa conferenza mi auguro che la squadra abbia un’ulteriore prova di orgoglio. Nel sangue, nel cuore e nella testa occorrono i colori giusti, che sono quelli giallo e blu. Questo serve per fare la prestazione. Gli alti e bassi invece non danno stabilità. Solo noi possiamo cambiare questo trend. I miei giocatori devono sentire questa appartenenza,
Se prendiamo 4 reti in 14’ vuol dire essere indifendibili. E tutti noi dobbiamo prenderci le nostre responsabilità.
Discussioni e spintoni in ritiro? Ci sono stati e penso, come dici tu, che è meglio che ci siano stati. Vuol dire che la squadra è viva.
La squadra si deve appoggiare ai giocatori più esperti, loro insieme all’allenatore devono trascinare il gruppo, specie i più giovani. In ritiro questo l’ho visto, c’è voglia di cambiare. Problemi interni non ce ne sono, questo ve lo garantisco. La squadra è con me.
A parole siamo tutti fenomeni, ma dobbiamo pensare a fare i fatti sul campo. Questa è l’unica cosa che conta. L’atteggiamento deve essere sempre giusto. Noi non siamo morti, assolutamente, anzi ora bisogna responsabilizzare le persone che sono state scelte per trascinare la squadra” ha dichiarato all’antivigilia di Cagliari-Hellas Verona, l’allenatore Paolo Zanetti.
Hellas Verona, allenamento questo pomeriggio. Ore 11:15 conferenza Zanetti
Prosegue a Bussolengo il ritiro della squadra gialloblù. Mercoledì è in programma una seduta a porte chiuse, al centro sportivo lacustre, per Lazovic e compagni. In tarda mattinata, l’allenatore veronese incontrerà la stampa a due giorni dalla trasferta di Cagliari.
Hellas Verona, Belahyane entra in diffida
Contro l’Inter, quarta ammonizione per il centrocampista gialloblù Reda Belahyane. Alla prossima ammonizione, scatterà in automatico la squalifica.
Giudice Sportivo, Hellas Verona-Inter 0-5, 2.000 euro di multa al club gialloblù, 3.000 ai nerazzurri
Ammenda di € 3.000 all’Inter “per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, lanciato alcuni fumogeni nel recinto di giuoco; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS”
Ammenda di € 2.000 all’Hellas Verona “per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, lanciato due fumogeni nel recinto di giuoco; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS”.