Lella: “In campo do tutto per la maglia. A Verona la gente vive di calcio. Giocare al Bentegodi è fantastico”
Partiamo dalla fine: contro il Vicenza ti abbiamo visto lottare fino all’ultimo nonostante i crampi. Al di là dell’aspetto tecnico-tattico, è questo il carattere che ti rappresenta come giocatore? "Assolutamente sì. In campo do tutto per la maglia e cerco sempre di vincere. Sono molto competitivo anche nella vita, quindi quando gioco do tutto, anche allo sfinimento, cercando sempre di dare qualcosa in più".
Dal punto di vista tecnico-tattico, invece, che tipo di giocatore sei e in quale posizione ti trovi meglio? "Preferisco giocare da mezzala sinistra, anche se nel corso della mia carriera ho ricoperto altri ruoli. Ho giocato da mediano in un centrocampo a due e, più raramente, anche da quinto. Mi piace inserirmi, arrivare in area, ma anche palleggiare e aiutare i compagni in fase di costruzione".
Se torniamo all’inizio del tuo percorso, sei andato via da Bari a 17 anni per trasferirti in Sardegna. Cosa ha significato per te, da ragazzo, vivere per la prima volta lontano da casa? "Andare via di casa a 17 anni non è mai facile, soprattutto perché lasci gli amici e i genitori. Essere in Sardegna, poi, significava trovarsi su un’isola e quindi ancora più lontano da casa. All’inizio non è stato semplice, ma al Cagliari ho trovato persone fantastiche. Il Club e i miei compagni sono stati bravissimi a farmi sentire a casa".
Dopo la Primavera del Cagliari sono arrivate tre stagioni all’Olbia, con quasi cento presenze tra Serie C e Coppa Italia. Quanto è stata importante quella gavetta per la tua crescita? "Passare dalla Primavera alla Serie C e iniziare a giocare con i grandi non è semplice. In Primavera la vittoria conta, ma la priorità è la crescita del giocatore. Tra i professionisti, invece, ogni partita ha un peso diverso e portare a casa i tre punti diventa fondamentale. Quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo e ancora oggi mi porto dietro quella mentalità: voler vincere e fare tutto il possibile per portare a casa il risultato".
Nel 2024 sei tornato a Bari. Che emozione è stata indossare la maglia della squadra della tua città? "È stata un’emozione grandissima, perché ho coronato un piccolo sogno: giocare al San Nicola davanti alla gente di Bari. Sono cresciuto lì e ho fatto tutto il Settore Giovanile, quindi trovarmi in campo è stato fantastico. All’esordio sono riuscito anche a segnare e a esultare sotto la Curva Nord, con tutti i miei amici e i miei parenti presenti. È stato qualcosa di indimenticabile".
Prima del Verona hai vissuto tante esperienze diverse. Ce n’è una che più delle altre ha contribuito a farti crescere? "Credo l’esperienza al Cagliari in Serie B, perché è stata la prima volta in una squadra importante. Il Cagliari arrivava dalla retrocessione dalla Serie A e non era un momento semplice. Nei primi sei mesi ho giocato poco con mister Liverani, poi mister Ranieri ha avuto fiducia in me e dato più spazio. Quella stagione, con una ventina di presenze, mi ha dato maggiore consapevolezza e un senso di responsabilità che ancora oggi sento molto".
Il Verona lo avevi già affrontato da avversario. Com’è stato ritrovare il Bentegodi come casa? "Il Bentegodi è fantastico, perché qui la gente vive di calcio. Io ho avuto la fortuna di trovare casa in centro e mi capita spesso di incontrare i tifosi. Sono persone fantastiche e si vede quanto tengano alla maglia. L’anno scorso ho giocato qui in Coppa Italia contro il Verona e ho anche segnato l'ultimo rigore per il Venezia. Ricordo i fischi quando ero sul dischetto: ammetto che in quel momento ho avuto un po’ di paura, ma poi sono riuscito a calciarlo bene. Giocare contro il Verona non è mai semplice".
Quando incontri i tifosi per strada, cosa ti chiedono? "Parliamo soprattutto di calcio, ma mi chiedono di metterci tanta voglia, perché è quello che vogliono vedere. Ed è giusto così. Noi dobbiamo dimostrare attaccamento alla maglia e dare tutto per questo Club".
Cosa ti ha convinto ad accettare il Verona? E cosa ti ha colpito maggiormente in questi primi mesi? "È difficile rifiutare un’offerta del Verona. È un Club importantissimo in Italia, con un grande blasone, quindi quando si presenta un’occasione del genere è difficile non accettare. Qui ho trovato anche un ambiente fantastico: tutte le persone che lavorano attorno al Club sono speciali, lavorano bene e ti fanno sentire subito a tuo agio. Per me è una cosa fondamentale".
Che gruppo hai trovato e cosa ti chiede Baroni? "Ho trovato un gruppo sano, formato da ragazzi divertenti e simpatici. Sono stati bravi a coinvolgermi fin da subito, perché all’inizio non è mai scontato riuscire a inserirsi, ma mi sono sentito immediatamente parte del gruppo. Il mister mi chiede di andare forte, attaccare gli spazi, aiutare nella costruzione e fare tutto quello che deve fare un centrocampista".
A Verona hai ritrovato anche alcuni compagni che conoscevi già, Gabriele Zappa. Hai qualche aneddoto da raccontarci? "Zappa è sicuramente un giocherellone, un ragazzo simpaticissimo. Adesso abbiamo anche creato un bel gruppetto che gioca a briscola in cinque tra noi italiani che siamo un po’ più esperti".
Chi è il più forte? "Siamo tutti bravi, dipende dalla carta. La carta gira, quindi non si può mai sapere".
Hai trascorso gran parte della tua carriera lontano dalla Puglia, ma il legame con Bari e Santeramo è rimasto molto forte. Cosa porti con te della tua terra? "Quando torno a Santeramo mi fanno sentire speciale. Mi salutano tutti, hanno voglia di vedermi e di sapere come sto e come mi trovo nelle varie città in cui gioco. Mi porto dietro soprattutto la semplicità. È una realtà dove si vive in modo semplice ma molto laborioso, e quella cultura del lavoro che mi hanno trasmesso i miei genitori e le persone che mi sono state vicino è qualcosa che porterò sempre con me".
Hai quasi cento presenze in Serie B e tre promozioni in Serie A. Quali sono, secondo te, gli ingredienti per affrontare al meglio questo campionato? "La Serie B è un campionato difficilissimo, perché può succedere davvero di tutto. Credo siano fondamentali una mentalità vincente, da costruire giorno dopo giorno in allenamento, e un grande affiatamento con i compagni. Bisogna creare un bello spogliatoio e aiutarsi a vicenda. Quando c’è sintonia in campo, ci si dà una mano e questo può fare davvero la differenza".
Nel corso di una stagione ci sono momenti in cui si gioca di più e altri in cui si parte dalla panchina. Come vivi queste situazioni? "Mi alleno forte e cerco di farmi trovare pronto quando il mister decide di chiamarmi in causa. Stare in panchina non è mai facile, ma può diventare anche un’opportunità per dimostrare, quando arriva il proprio momento, di esserci e di poter essere un giocatore affidabile".
Sei stato spesso descritto come un grande uomo spogliatoio. Cosa significa per te avere questo ruolo all’interno di una squadra? "Sono un ragazzo estroverso e mi piace creare legami con i miei compagni. Avere accanto una persona con cui hai un rapporto di amicizia fa la differenza, soprattutto nei momenti di difficoltà, quando hai bisogno di una mano. Per questo per me è importante costruire rapporti veri. Essere considerato un uomo spogliatoio mi fa molto piacere e mi inorgoglisce, perché non è qualcosa di scontato".
Quali sono, secondo te, le caratteristiche che deve avere un uomo spogliatoio? "Deve essere estroverso, simpatico, ma anche serio in quello che fa. Bisogna essere di esempio sia nel lavoro che nello spogliatoio, comportarsi bene, essere puntuali e saper dire la parola giusta al momento giusto".
Nel tuo percorso c’è qualcuno che, anche lontano dai riflettori, ha avuto un ruolo particolarmente importante? "La mia famiglia, soprattutto i miei genitori. Santeramo dista circa cinquanta chilometri da Bari e, quando ero piccolo, ogni giorno mia madre, e a volte anche mio padre, mi accompagnavano agli allenamenti dopo la scuola. Finito l’allenamento, venivano a riprendermi e mi riportavano a casa. Mia madre ha fatto tantissimi sacrifici per me e la ringrazio. Loro lo sanno, perché cerco di dimostrarglielo ogni giorno".
Fuori dal campo, invece, chi è Nunzio? Come ti piace trascorrere il tempo libero? "Mi piace tantissimo andare al cinema. Mi piace uscire con la mia ragazza e con il mio cane, il mio bassottino Choco, passeggiare per la città e scoprire posti nuovi. Verona è bellissima e mi sono innamorato di questa città".
Hai un posto preferito a Verona? "Abito vicino a Piazza dei Signori, quindi sono praticamente in centro. Ma più che un posto specifico, è proprio la città che mi piace ed è fantastica".
Questa è la tua prima esperienza da giocatore in una città senza mare, dopo Bari, Cagliari e Olbia. Come vivi questa mancanza? "Vado al lago! Scherzi a parte, Verona è talmente bella che sopperisce a questa mancanza. Ho giocato quasi sempre in città sul mare, ma vengo da un paese dell’entroterra pugliese, quindi sono abituato anche a paesaggi di colline e montagne".
Cosa vorresti che i tifosi conoscessero di te in questa stagione, dentro e fuori dal campo? "In campo spero di riuscire a trasmettere la voglia che ho e tutto il mio attaccamento a questa maglia. Fuori dal campo, invece, possono tranquillamente fermarmi. Anche solo per scambiare due chiacchiere. Sono molto disponibile e, essendo un ragazzo estroverso, mi piace scherzare e parlare con i tifosi. Quindi, se mi vedete, fermatemi senza problemi".
Fai un saluto ai tifosi gialloblù. "Ciao ragazzi, vi mando un saluto. Mi raccomando, vi aspetto al Bentegodi: abbiamo bisogno di voi!". Fonte: hellasverona.it
Hellas Verona, da domani testa al Modena
La squadra di Marco Baroni inizia martedì pomeriggio, a porte chiuse al centro sportivo lacustre, la preparazione in vista della trasferta di Modena, in programma domenica 11 ottobre.
Nazionali Hellas Verona, oggi in campo Kastanos
A Nicosia, il centrocampista dell’Hellas Verona Grigoris Kastanos con Cipro ospita la Lettonia, incontro valido per la UEFA Nations League. Foto Instagram
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Hellas Verona-Brescia, già venduti 1000 biglietti del Settore Ospiti
Cresce l’attesa per la sfida in programma allo stadio Bentegodi martedì 2 aprile, ore 21, Hellas Verona-Brescia. I tifosi delle rondinelle hanno già acquistato 1000 biglietti, ne rimangono a disposizione 600.
Lega B, Balata: “Le società desiderano avere la Var in tutti i playoff e playout”
Tutti gli stadi della Serie B sono omologati per la Var. Lo assicura il presidente della Lega B, Mauro Balata, a margine della presentazione del progetto 'B come Bambini'. "Abbiamo prodotto uno studio scientifico e tecnico di fattibilità, consegnato da Hawk, che è la stessa società che fornisce tecnologia alla Lega Serie B. Sulla base di questo studio, in tutti i nostri stadi, nessuno escluso, si può adottare questa tecnologia. Per cui aspettiamo risposte dalle autorità federali competenti e dall'Aia". Balata rimarca il lavoro fatto dalla Lega B ("Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare in un percorso iniziato un anno fa in maniera riservata") e spera di poter contare sulla tecnologia entro la fine della stagione: "Le società di B desiderano avere la Var in tutti i playoff e i playout. Questo per garantire massima trasparenza, la parità delle armi tra le avversarie. Il problema relativo al materiale umano non riguarda noi, sul resto mi esprimerò in sede istituzionale". Fonte: ANSA
Gli arbitri donna della FIFA: “Forza Annalisa”
La foto delle donne arbitro impegnate a Doha nella preparazione in vista dei mondiali di calcio femminile con due cartelli "Noi stiamo con Annalisa, orgogliose di essere arbitri, Forza Annalisa": la vicenda sessista andata in scena domenica nel campionato Eccellenza in Campania è arrivata fino alla Fifa che ha oggi pubblicato due tweet sul suo profilo ufficiale di sostegno ad Annalisa Moccia, la guardalinee insultata da un giornalista (poi sospeso dall'Ordine dei giornalisti) durante una telecronaca. Fonte: ANSA
Under 17, Austria-Italia 1-4. Titolare il gialloblù Udogie. Azzurrini qualificati alla fase finale degli Europei
L'Italia di Carmine Nunziata vola alla Fase Finale degli Europei Under 17. Gli azzurrini chiudono a punteggio pieno il Gruppo 1 della Fase Elite battendo l'Austria per 1-4 dopo aver sconfitto sia Turchia che Romania. Azzurrini che passano al 40' del primo tempo con Lamanna, raddoppio al 10' della ripresa servito da Bonfanti, tris poco dopo di Brentan, mentre alla mezzora 1-3 di Polster. Al 32' poker dell'Italia con ancora Bonfanti, che sigla la sua doppietta personale. AUSTRIA U17 - ITALIA U17 1-4. AUSTRIA U17: Jorganovic; Sostarits, Dogan, Koller, Böckle; Pross (21'st Polster), Schriebl (23'st Nagler), Radulovic, Pehlivan (42'st Zdichynec); Ballo (23'st Smrcka), Zimmermann. A disp.: Tschernuth, Nelson, Selmeister. All.: Zsak. ITALIA U17: Molla; Lamanna, Moretti (39'st Riccio), Pirola, Udogie; Brentan (42'st Giovane), Panada, Tongya; Esposito; Cudrig (23'st Colombo), Bonfanti (42'st Arlotti). A disp.: Gasparini, Squizzato, Ruggeri, Dalle Mura, Trimboli. All.: Nunziata. Foto Instagram
Riscaldamento, torelli, esercitazioni tattiche e partita a Peschiera
Sono proseguiti questa mattina allo Sporting Center 'Il Paradiso' di Peschiera del Garda gli allenamenti in vista della sfida contro la Cremonese. La squadra, dopo il riscaldamento, ha svolto torelli, esercitazioni tattiche e partita finale. Domani è in programma una nuova seduta. Fonte: hellasverona.it
Maietta è pronto a sfidare Kean: “Gli farò pesare i 18 anni di differenza”
“Fa piacere trovare un ragazzo così talentuoso contro: l'ho apprezzato già quando era a Verona. E' un ragazzo forte, fisico, vuole mettersi in mostra e dimostrare di essere da Juventus. Lui era all'Hellas, io a Bologna, ma l'ho incontrato e l'ho visto all'opera: so che giocatore è, è cresciuto tanto però. Parliamo di quando aveva sedici anni, ha margini di miglioramento pazzeschi. Se dovrò incontrarlo, gli farò pesare questi diciotto anni di età di differenza...". Queste le dichiarazioni dell’ex capitano dell’Hellas Verona, Domenico “Mimmo” Maietta a TMW.
Corea del Sud-Colombia 2-1, panchina per Seung-Woo Lee
Vittoria in amichevole per la nazionale sudcoreana del CT Bento contro la Colombia. A Seul, la Corea del Sud si è imposta 2-1 contro Zapata e compagni. Panchina per l’attaccante dell’Hellas Verona, Seung-Woo Lee, squalificato venerdì sera contro la Cremonese.
Cremonese-Hellas Verona, venduti ad ora più di 400 biglietti del Settore Ospiti
Per Cremonese-Hellas Verona, in programma venerdì 29 marzo alle ore 21, incontro valido per l’undicesima giornata del girone di ritorno del campionato cadetto, sono stati venduti ad ora poco più di 400 biglietti del Settore Ospiti (2900 posto la capienza, ndr) dello stadio Zini. La prevendita termina giovedì alle ore 19.
Hellas Verona, prosegue il Corso di Match Analysis
Quattro lezioni, tre in aula e una "sul campo". Teoria e pratica per la seconda edizione del Corso di Match Analysis, che è già arrivato a metà del proprio percorso di otto appuntamenti. Tanti gli argomenti, nel corso della scorsa settimana, affrontati dal match analyst della prima squadra gialloblù Guido Didona e dai suoi studenti, che si sono alternati tra fase offensiva, fase difensiva, palle inattive e molto altro. Prezioso il contributo dei collaboratori (nonché corsisti della scorsa edizione) Paolo Maglio ed Enrico Biondani, che hanno illustrato l'utilizzo di alcuni dei software più diffusi per la video analisi. Sabato la lezione più divertente, sugli spalti dell'Olivieri Stadium di via Sogare, dove gli iscritti hanno assistito a Hellas Verona Women-Sassuolo. PROGRAMMA (orario: 18-21) Sabato 30 marzo: Hellas Verona U19-Cremonese U19 Martedì 2 aprile: Hellas Verona-Brescia Lunedì 8 aprile: Laboratorio data-analisi 1 Mercoledì 10 aprile: Laboratorio data-analisi 2 Venerdì 12 aprile: PROVA FINALE (durata 3 ore). Fonte: hellasverona.it
Italia-Liechtenstein, la partita speciale di Super Mario Frick
Che fine ha fatto Mario Frick? Attaccante che ha vestito le maglie di Hellas Verona, Siena, Ternana ed Arezzo fra il 2000 e il 2009 segnando 80 gol in Italia, si è ritirato a 41 anni dopo aver chiuso la carriera come difensore ed oggi fa l'allenatore del Vaduz, facendo il tifo per i giovani eredi Noah Zidane (che sabato scorso ha esordito in Lichteinstein-Grecia) e Yanik, entrambi calciatori. “La vie c'est fantastique quando segna Mario Frick". Uno dei cori da stadio rimasti più celebri in Italia: tutti se lo ricordano. Così come tutti si ricordano del giocatore, prototipo del bomber, a cui venne dedicato e coniato per l'esattezza dai tifosi dell'Hellas Verona, nonché ripreso a squarciagola da quelli di Ternana e Siena. Già, ma dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, che fine ha fatto "Super" Mario Frick dal Liechtenstein? Fa l'allenatore in patria, nel Vaduz, che attualmente sta combattendo per un posto salvezza nella Challenge League, la seconda serie della Svizzera, nel cui sistema calcistico sono inseriti tutti i club del piccolo principato alpino. Che si ritrovano poi in primavera per la Coppa del Liechtenstein, vinta sistematicamente dalla squadra della capitale, unica realmente professionistica e, di fatto, "condannata" a disputare ogni anno i preliminari di Europa League. Mario Frick, classe 1974, sceglie Eurosport per raccontare proprio la sua esperienza da giovane tecnico 44enne, sfogliando però l'album dei ricordi italiani: “Vaduz è un posto tranquillo, dove crescere sia come allenatore che come giocatori. Uno degli ultimi ad essere arrivati a certi livelli è Joel Untersee, adocchiato ai tempi dalla Juve e poi ex di Brescia ed Empoli, ora in prestito allo Zurigo. Com'è la vita dal allenatore? Decisamente diversa da quella di attaccante: prima pensavo solo a fare gol, ora alle sorti di un'intera squadra. Quante cose sto capendo, in questi giorni, dei mister che mi hanno mandato in campo...". La simpatia di Frick resta intatta anche da manager. Tra una risata e l'altra si parla un po' di tutto. Dall'ovazione che ricevette dall'Ernst Happel Stadion di Vienna quando, il 12 ottobre 2015, all'età di 41 anni, disse addio alla nazionale del proprio paese. Qualificazioni a Euro 2016, Austria-Liechtenstein 3-0: Mario Frick lascia la maglia rossoblu dopo 125 presenze e 16 gol. Miglior marcatore e giocatore con più presenze del Liechtenstein: “Il Liechtenstein è piccolo, minuscolo, conta appena 38mila abitanti ma è la mia terra. E Balzers il mio paese. E' un piccolo comune, che si incontra dopo la frontiera svizzera. Sono nato a Coira (in terra elvetica, appunto), solo perché, ai tempi, mia mamma era alla ricerca di un ospedale attrezzato... Proprio a Balzers ho iniziato a segnare i primi gol nel 1990 e gli ultimi di una carriera che mi ha portato a fare anche il libero: a 40 anni suonati avevo perso il guizzo là davanti ma non la voglia di difendere i colori del mio paese. E allora arretrai"." Una carriera legata profondamente all'Italia: 80 gol in tutto, di cui 20 in Serie A. In Italia arrivò per merito dell'Arezzo, segnalato da Tito Corsi (attuale dirigente della Reggiana). Erano ancora i tempi del calciomercato autunnale: Frick passa dalla A svizzera - dallo Zurigo - alla C1 italiana, in una squadra che spese una cifra record per portarlo in terza serie, ben 950mila euro (poco più di 1 miliardo e 800 milioni di lire). E' il 19 novembre 2000, è l'undicesima giornata, è il derby toscano contro la Lucchese, disputato in trasferta al Porta Elisa: Mario Frick si presenta con due gol. Ne segnerà 16 al termine della stagione in amaranto: serviranno per l'approdo ai playoff, che però non coincise con la promozione in Serie B. Un bottino che, però, non passò inosservato e che permise a Super Mario di fare il doppio salto professionale a livello personale: dalla C1 alla A con la maglia del Verona. Si disse che Rino Foschi si innamorò delle sue movenze da centravanti scardina-difese e, per convincere il presidente Pastorello a sborsare un milione e mezzo di euro, s'inventò che, da lì a poco quell'attaccante del Liechtenstein sarebbe finito a giocare nella Juventus o nel Milan. Ma è vero? (Mario, ovviamente, se la ride...). “Non lo so, bisognerebbe chiedere a Rino. A parte gli scherzi, quei giorni furono eccezionali perché giocare in serie A, in quella Serie A, era un autentico sogno". Già, in "quella" Serie A. La stagione in questione fu quella che coincise col 5 maggio 2002, in cui successe di tutto e di più. Fu nefasta non solo per l'Inter ma anche per l'Hellas Verona, in zona Europa al termine del girone di andata, retrocessa in B all'ultima giornata, dopo la sconfitta per 3-0 contro il Piacenza. Un Verona "spaziale", quello di Alberto Malesani, adombrata tuttavia dal fenomeno Chievo: in quell'Hellas giocavano tre giocatori che, da lì a 4 anni, si sarebbero laureati campioni del mondo: Massimo Oddo, Mauro Camoranesi, Alberto Gilardino, con cui Frick è in ballottaggio, là davanti, insieme a gente come Marco Di Vaio e Adailton: “La rosa era di grande qualità. Ma lo era tutta la Serie A di quei tempi. Ora i tempi sono profondamente cambiati. In Europa c'è solo la Juventus che sa farsi rispettare e vediamo adesso cosa farà il Napoli. In Europa League mi ha deluso profondamente l'Inter, uscito contro l'Eintracht, che si colloca tra il quinto e il sesto posto di una Bundesliga anch'essa calata, ultimamente, sotto l'aspetto tecnico. Barcellona e Real Madrid a parte, l'Europa oggi è dominata dalle squadre di Premier League, attualmente il campionato più bello". Tornando al Verona, il primo gol in Serie A arriva il 28 ottobre 2001 in un Parma-Verona 2-2. Frick apre le marcature al Tardini: cross dalla sinistra di Anthony Seric e colpo di testa vincente del bomber del Principato, sbucato dalle retrovie, che si toglie la maglia e mostra quella raffigurante il figlio Yanik (chiamato così in onore del tennista francese Yannick Noah), allora di 3 anni. Due giorni prima, invece, era nato il secondogenito Noah Zinedine (un po' per il tennista, un po' per l'idolo Zizou), che oggi allena al Vaduz e che, contro l'Italia potrebbe giocare la seconda gara col Lichtenstein a 18 anni ancora da compiere, dopo aver esordito e giocato 4 minuti contro la Grecia: “Spero che il ct, l'islandese Helgi Kolvidsson, lo butti nella mischia. Sarebbe una bella soddisfazione in famiglia". Lui che di soddisfazioni se n'è tolte tante: dopo la retrocessione con l'Hellas, 4 stagioni in Serie B alla Ternana con 133 presenze e 44 reti. E il ritorno in Serie A: tre anni al Siena e 13 gol, indimenticabili quelli contro Genoa e Roma (in una storica vittoria per 3-0 dei bianconeri toscani). Amato da ogni tifoseria non solo per le sue gesta ma anche per la sua simpatia e semplicità, caratteristiche quasi introvabili nel calcio moderno ("caratterialmente sono fatto così e non ho mai capito chi si dà così tanta importanza", dice Mario). Ogni gol come un figlio, non è possibile scegliere il migliore. Come Alessia Giovanna, la terza, nata proprio nella città di Piazza del Campo. Come Noah Zinedine. Come Yanik, il già citato primogenito classe 1998, recentemente finito nel disastroso tourbillon Pro Piacenza. Svincolatosi dal Livorno, oggi il primogenito di Mario e Isabelle Frick gioca "contro" il papà, in Challenge League, con la maglia del Rapperswil. Yanik, che attende di tornare nel giro della Nazionale, protagonista di un aneddoto che in pochi conoscono: " "...Giocava nel cortile di casa insieme a Nicolò Zaniolo, a Terni. Avevano 4 anni. Io e Igor eravamo, nel 2002-2003 gli attaccanti della Ternana, nonché amici. E' la prima volta che racconto questa storia: mi sono emozionato nel vedere sbocciare il talento di Nicolò: Mancini ha a disposizione un vero tesoro. Cosi come Kean: gli Azzurri rinascerano nel segno dei giovani, vedrete". E Super Mario? “Io penso a diventare un buon tecnico, a salvare il mio Vaduz per poi riconquistare la massima serie svizzera. L'Italia? Un amore che nasce da mia nonna, originaria del Vicentino, un sentimento che mi ha accompagnato tutta la vita".